Ron: «Ai discografici non credo più Faccio solo concerti»

L’artista, in tour tutta l’estate, ha pronto un disco. «Non lo pubblico, le major non sanno promuoverlo: aspetto un’occasione». A Natale il dvd con Baglioni, Zero e Dalla

da Milano

Ha una camera con vista nell’empireo dei cantautori che contano ma non è uno che se la tira. Ha vinto due festival di Sanremo (nel ’70 con Pa’ diglielo a ma’ insieme a Nada e nel ’96 con Vorrei incontrarti fra cent’anni insieme a Tosca) e ha partecipato l’anno scorso, ha scritto canzoni importanti per sé e per altri, ha prodotto per primo Biagio Antonacci, è apparso sui palchi di mezza Italia con Lucio Dalla e in quartetto con De Gregori-Daniele-Mannoia. Ma Rosalino Cellamare in arte Ron ha una visione disincantata del mondo del pop; è innamorato della musica e per questo tiene decine di concerti, collabora con artisti «liberi», quali i Negramaro. Pubblicherà a Natale il dvd Ma quando dici amore (versione del cd di duetti con Baglioni, Dalla, Elisa, Renato Zero, Jovanotti) ma con l’industria discografica non vuole avere a che fare. «Ho un album pronto - dice - ma non lo faccio uscire. Aspetto un evento a cui collegarmi perché non credo più nelle case discografiche. Non promuovono i dischi, bisogna aiutarsi da soli».
Anche Paul McCartney per i dischi si appoggia a catene come i caffè Starbucks.
«Eh si la crisi della musica è internazionale. Naturalmente la casa discografica è un grosso richiamo, ma poi ci vuole qualcuno che spinga il prodotto. Oggi le cose si sono capovolte rispetto al passato. Due anni fa Ma quando dici amore lo pubblicai allegato al Corriere e solo in seguito con una major».
Come mai questa crisi?
«È come un gatto che si morde la coda. Da un lato i siti da cui si scarica gratuitamente la musica danno una bella botta alle vendite. Dall’altro bisognerebbe cambiare le regole, soprattutto quelle delle radio che fanno tendenza, le quali passano sempre gli stessi pezzi».
E lei come reagisce?
«Io porto la musica alla gente, sono fuori dal grande cerchio infuocato del business. Mi piace stare sul palco, farei solo dischi dal vivo, per dare emozioni in diretta senza sapere a cosa vado incontro. Il pubblico mi conosce poco, nel senso che si rende conto di come sono solo quando ascolta un mio show».
Quindi un’estate in tournée.
«Senza tregua fino a fine settembre. Ho diviso i concerti in tre momenti. Quelli con la band, quelli con l’orchestra sinfonica Toscanajazz e quelli acustici solo pianoforte e chitarra con la voce di Piera Pizzi. Anzi, quest’inverno svilupperò questo tipo di spettacolo intimista nei piccoli teatri di tutta Italia».
A Natale uscirà il dvd di duetti Ma quando dici amore: ha tanti amici importanti che condividono il suo pensiero.
«Grazie a Dio amici ed estimatori come Dalla che mi ha scoperto o Renato Zero e Carmen Consoli. Non sono una star comunque ho scritto dei bei pezzi e ho tante cose in comune con loro. Poi sono sempre aperto a nuove collaborazioni; giovedì scorso ho suonato con i Negramaro, giovani di talento fuori dagli schemi».
Insomma un Ron ribelle.
«Sono sinistroide ma non lo faccio vedere sul palco e il pubblico non mi tratta come i cantautori schierati politicamente. Quando feci il tour Banana Republic con Dalla, erano i tempi in cui i fan si entusiasmavano alle sue canzoni politicizzate, ma io non ho mai voluto scrivere a quel modo».
Sono cambiati oggi i cantautori?
«Allora contavano di più le parole, ora è cambiato il contesto sociale. I cantautori storici erano più poeti, ma io trovo bravissimi personaggi come Cristicchi, Silvestri, Bersani».
Lei ha trasformato un classico country di Jackson Browne in un successo come Una città per cantare, è legato al folk americano?
«Jackson Browne è un mito. Per quel brano abbiamo lavorato insieme e ne abbiamo incisa una versione unplugged sulla spiaggia. Ora c’è una rinascita del cantautorato angloamericano con artisti quali Damien Rice e John Mayer».
Chi è oggi Ron?
«Come ho detto prima uno che vuol farsi conoscere per ciò che è; credo sia arrivato il momento, quindi sto ricominciando, come faccio ogni giorno, senza dare nulla per scontato».