Ronaldinho fa i conti: vale 40 euro al minuto «l’assist per la storia»

Riccardo Signori

Quel Ronaldinho tutto d’oro potrebbe anche non servire, se non fosse pure magico. L’interessato lo sa e lo ammette. «Vero: io non gioco per far soldi, ma per realizzare i miei sogni». Sogni di un ragazzo cresciuto sapendo che c’era Pelè, eppoi tanti altri. «Anche se Pelè è irraggiungibile per chiunque». Barcellona balla sulle punte della speranza e sui sorrisi di Ronaldinho. Sentono tutti che il momento è da vivere con l’intensità della passione: non c’è portafoglio sul cuore che possa compensare la voglia di entrare nella storia. Ieri il solito viso buffo e allegro del Bugs Bunny brasiliano lo ha ricordato a tutti, mentre sui quotidiani spagnoli campeggiava l’ultimo ballo della sua avventura calcistica: più ricco di Beckham (18 milioni di euro), laddove la simpatia ha battuto la bellezza, raccontavano.
I fotomontaggi si sono sprecati. Ronaldinho vale 20 euro ogni trenta secondi di vita, ed eccolo posizionato sulla moneta pronto a calciare un pallone. Ronaldinho vale 43 euro al minuto, che moltiplicato per i novanta minuti di una partita significano 4000 euro a incontro, quando in Spagna il più basso dei salari annui tocca i 7182 euro. Ronaldinho è re Sole e re Mida: nel giro di un anno ha triplicato i guadagni, da 8,3 milioni di euro a 23 (8,5 di stipendio dal Barcellona e 14,5 dalla pubblicità). Ma stasera ci sarà bisogno del re Sole per trascinare il popolo del Barça alla quinta finale di coppa dei Campioni. Nell’ultima (1994) c’era in panca un altro olandese e davanti il Milan, ma fu un bel colpo basso a presupponenza e megalomania. Difficile che Rijkaard lasci finire il suo Barcellona in quel tranello, lo dimostra l’ultima marcatura di Edmilson su Kakà a San Siro. Frankie è calcisticamente cresciuto in Olanda, ma svezzato in Italia. Anche quando parla. «Questa partita sarà meno difficile che all’andata, ma non facciamo paragoni tra Milan e Chelsea: il Milan è un’altra cosa». L’anno scorso proprio Milan e Chelsea diedero scacco al Barcellona, quest’anno potrebbe capitare il contrario. Il Barça ha Ronaldinho, ma non solo. Una difesa che rischia tanto, però prende poche reti: una soltanto in tutte le trasferte di Champions. L’anno scorso divenne campione di Spagna con la miglior difesa (29 reti incassate in 38 match), quest’anno ha il miglior attacco d’Europa (72 reti in 33 incontri di Liga e 22 in 11 di Champions), e in campionato concede poco: Valdes è il portiere che interviene di meno.
Ci sono tutte le ragioni per prenotare un volo verso Parigi, città che Ronaldinho conosce bene e nella quale folleggiava come quei brasiliani genio e sregolatezza. Ai tempi del Paris Saint Germain forse esagerava, oggi continua a dire che: «La vita è bella e sono felice di fare questo mestiere». Ma c’è anche la voglia di infilarsi negli immortali del pallone. «Vogliamo fare la storia ed entrare nella storia di questo club. Non possiamo fallire». E così dicendo si prepara ad entrare nella veste dell’inafferrabile che Ancelotti gli ha ritagliato. «Ma non sarà facile», ha ammesso lui. «Le difficoltà incontrate a San Siro mi hanno indotto a una migliore preparazione. Ora sto bene». I problemi muscolari sono passati. Cafu o Stam? Pari sono, per giocarseli con una finta. «Cafu è un amico. Stam è forte e potente».
L’idea del Barcellona è quella di giocare per vincere, non per tenere il risultato. Non ci saranno Messi, Larsson e Oleguer (Deco giocherà al posto di Van Bommel), ma la compagnia è ben attrezzata. Tutti per uno e Ronaldihno per tutti. Tutti in cammino verso la storia. «Ma la storia si fa con i risultati e noi, per ora, non abbiamo ancora conquistato niente. Dovremo giocare con intelligenza, loro devono segnare e noi dovremo approfittarne». Ecco proposta la tattica e il credo da celebrare nella cattedrale: sua immensità il Camp Nou.
Poi, quando Ronaldinho solleverà il piede d’oro dalla moneta da venti euro, la difesa del Milan dovrà raddoppiare le barriere. Sul vecchio Diavolo pende una promessa letale: «Il mio ruolo sarà decisivo come quello della squadra, ma io voglio la finale e servire altri assist come quello di San Siro per Giuly». Un assist, quanti euro?