Ronaldinho a Milano? Sì, ma non al Milan

La Nike vuole il brasiliano all'Inter. La società rossonera si muove sul mercato, Ancelotti ribadisce la sua contrarietà al ritorno di Sheva. In difesa un centrale italiano

Milano - Carlo Ancelotti, con lo scudiscio tra le mani, per i vialetti di Milanello, è una immagine poco convincente. Non gli si addice e di questi tempi, con quel gruppo di professionisti e campioni speciali, non paga affatto. «Piuttosto serve mettere pressione» confida l’interessato ai suoi collaboratori dopo aver stilato il programma atipico della settimana di lavoro tra le sfide domestiche con Atalanta e Cagliari: doppia seduta di allenamento mercoledì e ieri pomeriggio convocazione anticipata a Milanello per sorbirsi, nella saletta del plasma, 90 minuti di cassette sulle ultime performances del Cagliari di Ballardini. A dargli man forte l’azione di Adriano Galliani, vicepresidente esecutivo del club berlusconiano (molto irritato per aver scoperto, in gravissimo ritardo, la notizia dell’intervento chirurgico al menisco di Oddo, ndr) in controtendenza rispetto alla frase di Bonera, pronunciata ieri mattina («senza Champions qualcuno potrebbe andar via») e rilanciata da siti e agenzie. «Senza la Champions non si muove nessuno dei big» la garanzia passata da Galliani al suo tecnico e allo spogliatoio che qui vale più come minaccia che come promessa.

Torna il 4-4-2 Il cambiamento minacciato da Ancelotti domenica sera, subito dopo il colpo basso subito dall’Atalanta, è allora il ritorno al vecchio e utile 4-4-2, lo schema iniziale dell’era Berlusconi, utilizzato nel 2007 per superare la curva più insidiosa della stagione e volare verso Atene e Yokohama. «Guardate a come si sacrifica Rooney all’Olimpico, guardate a quello che fece Eto’o a Barcellona contro Cafu» ripete didascalico Ancelotti per segnalare ai suoi (Pato, Kakà e Seedorf) il sacrificio cui si sottopongono gli altri attaccanti, anche di grido e di fama, quando c’è, in Champions league, da centrare un risultato prestigioso. Clarence Seedorf, allora, deve mettersi sull’attenti e defilarsi a sinistra per disegnare la barriera dei quattro centrocampisti, parziale scudo della difesa rimasta senza Oddo (operato) e Nesta (squalificato) e rimpolpata dal recupero di Bonera e dello stagionato Cafu. In attacco, con Inzaghi già scalpitante in panchina, si può puntare sulla coppia Pato-Kakà. Ma la consegna resta una sola: il Milan deve difendersi meglio se vuole riprendere la rincorsa al quarto posto.

No a Sheva Ronaldo è in partenza per il Brasile via Parigi (oggi consulto) e Madrid (festa di compleanno del figlio) ma è altrove che si rivolge l’attenzione del Milan. Parliamo del mercato, naturalmente. Che si svolge secondo linee già definite da società e staff tecnico e che saranno ritoccate dallo stesso Silvio Berlusconi, subito dopo il voto del 13 e 14 aprile. «Ci vediamo subito dopo e ne discutiamo insieme» l’impegno preso dal presidente con il suo allenatore che una settimana fa scolpì il suo deciso no a Sheva con quella descrizione tecnica («non è compatibile con Pato») aderentissima alla realtà. Drogba è il suo obiettivo numero uno anche se il centravanti del Chelsea «spara» ingaggi da milla e una notte, 8 milioni di euro netti all’anno. Col tempo le pretese possono scendere. Al centravanti deve seguire il portiere: incaricato Bronzetti di «piazzare» Dida in Spagna, con qualche difficoltà, suggerito come sostituto Diego Lopez, portiere del Villarreal, 27 anni. Le altre «tessere» del puzzle sono quelle note: Zambrotta, più un centrale, italiano, di collaudata esperienza, per la difesa, Flamini da inseguire con determinazione per il centrocampo. Il procuratore del francese fa sapere che bisogna guardarsi dalla Juve ma che c’è da attendere l’esito dei quarti di finale di Champions prima di ottenere una risposta definitiva (offerti da Braida quasi 4 milioni di euro per vincere la concorrenza).

Dinho nerazzurro L’incontro di mercoledì sera, a cena, tra Galliani, Braida, Bronzetti e Roberto de Assis, fratello e manager di Ronaldinho, a tv, locali e nazionali unificate, si può e si deve leggere così: l’interesse autentico è dell’Inter non del Milan che punta ad altro. Per Dinho in neroazzurro spinge anche la Nike, sponsor dell’Inter e pronta a rinnovare, a cifre prestigiose, l’abbinamento.