Ronaldinho rossonero

Signori, fate il vostro gioco. Il Milan ha puntato su Ronaldinho, una scommessa, appunto. Avrebbe potuto acquistare la forza dirompente di un centravanti togolese, tale Adebayor, ma sarebbe stata una scelta logica, razionale, forse anche giusta, priva, però, di quella fantasia che colora i sogni dei tifosi e rende unica la sfida. E la sfida del Milan è sempre stata quella di riempire gli occhi prima ancora degli spalti, cercando la vittoria attraverso il gioco. E Ronaldinho è il gioco.
Il Milan non è l'Inter, è bene ricordarlo. I nerazzurri hanno scritto il proprio Dna nel grigiore dei loro colori. I rossoneri, invece, hanno il rosso del sangue, quello del cuore. L'Inter cerca di schiacciare il gioco, il Milan di conquistarlo. No, il Milan potendo scegliere ha preferito un’emozione alla potenza. Perchè il Ronaldinho di oggi, anche privo di pancetta, è poco più di un’emozione.
Mario Sconcerti, noto opinionista sportivo, lo definisce un ex fuoriclasse per una squadra al capolinea. Probabilmente ha ragione. Ma se c’è un illusionista capace di una magia che allunghi la storia del Milan, questo è Ronaldinho. E poi vuoi mettere il gusto di smentire Sconcerti e tutti quelli convinti che i rossoneri, dopo Rivaldo e Ronaldo, si siano fatti rifilare un altro bidone. E comunque bidone saranno tutti quegli scudetti vinti, ma non conquistati e che difficilmente verranno ricordati come pagine di un calcio da raccontare.
Dell'ostinata determinazione a rincorrere l'impossibile, invece, c'è molto da raccontare: è la storia del Milan. Cercare il futuro nel passato di Ronaldinho è una partita che soltanto il Milan è in grado di giocare. Perderla non sarebbe un disonore. Peggio sarebbe stato il rimpianto per non averci provato: le visioni disegnate dai piedi di Ronaldinho non potevano mancare nella bacheca dei ricordi rossoneri.
Chi ha capito cosa fosse il calcio scoprendo le invenzioni di Rivera non poteva fare a meno di Ronaldinho. Chi ha intuito che la palla non è rotonda per tutti ammirando il cigno Van Basten non poteva non sognare con Ronaldinho. Ora il verde di San Siro sarà la nuova tela dove Ronaldinho potrà dipingere il suo calcio. Sperando che la sua unicità non si sia normalizzata nelle notti catalane.