Ronaldinho: «Sogno Pelè e Maradona» E si allena tra i maiali

La Seleçao in un paesino svizzero. Le povere bestie fatte «traslocare»

Riccardo Signori

Non ci sarà il puzzo di maiali, intesi come animali. Alfred Stoeckli, allevatore di Weggis, cittadina appollaiata tra le Alpi e il lago di Lucerna, se n’è preoccupato per primo: non voleva che l’odore emanato dai suoi 300 maiali potesse confondersi con quello dei piedi buoni del Brasile. Ed allora si è fatto finanziare un trasloco per quella quindicina di giorni in cui la nazionale più conosciuta del mondo calpesterà i verdi prati, terreno di conquista dei suoi maiali: circa 6.000 euro per il disturbo ed ora l’aria di Weggis non soffrirà di odori cattivi quando soffierà il vento.
Cosa non si fa per il Brasile? Ma la nazionale che oggi darà il via all’operazione «Hexacampeon», ovvero «Cerchiamo di diventare campioni del mondo per la sesta volta», è un po’ come un Luna park, affascina tutti, attrae grandi e piccini, costa molto ma porta soldi e fama. Weggis se l’è conquistata sborsando circa 750mila euro, ma battendo una concorrenza iniziale di 800 località che avevano offerto danaro e servigi europei al primo ambientamento della Selecao che starà da quelle parti fino al 4 giugno, giorno di partenza per la Germania. La prima scrematura aveva lasciato in gara 40 concorrenti, ma questa sorta di Riviera della Svizzera l’ha spuntata forse perchè il passato pesa: dicono le guide turistiche che vi hanno trascorso le vacanze e trovato ispirazione la regina Vittoria e Mark Twain, Emile Zola, Otto Von Bismark e Alexandre Dumas.
Insomma il Brasile non c’è finito per caso ed ora Ronaldinho e soci potranno ossigenare i loro dorati polmoni, circondati da silenzi e attenzione ad una privacy che la Torcida provvederà a rendere meno sonnolenta ed esclusiva. Ma nel dare-avere Weggis ci ha guadagnato anche uno stadio. Cittadina di quattromila abitanti che ora ha un impianto da far invidia a tutto il vicinato: cinquemila posti di capienza. Per assistere ad un allenamento della Selecao serviranno 12,50 euro per un biglietto. Tanto? I biglietti sono già tutti esauriti.
Ma questo è l’appeal del Brasile, la squadra del football che conquista e dell’ultimo re del calcio mondiale. Dici Ronaldinho e immagini il pallone che ti sorride. Naturalmente a suon di gol. Ieri Carlos Alberto Parreira era già in Svizzera ad attendere la sua armata: occhio a tutti i particolari. Per esempio, Ronaldinho e i compagni del Barcellona sono gli uomini che preoccupano il ct. «Per prepararci servirebbero sei settimane, ci sono giocatori che non hanno riposato per nulla», ha spiegato. L’interessato, ovvero il Bug Bunny brasiliano, ha invece altri problemi: vola più in alto. Pensa a Pelè e Maradona, al Paradiso dei grandi. E lo ha raccontato: «Il mio sogno è quello di seguire le orme di Pelè, Maradona e Beckenbauer, i grandi del passato, e di vincere quanti più titoli possibile per essere ricordato come un giocatore che ha fatto qualcosa di grande nel calcio». Non si sa se questo sarà l’anno del Brasile, di certo è già l’anno del brasiliano: pallone d’oro, campione di Spagna e d’Europa. Cosa chiedere di più? Risposta ovvia: «Spero che sia anche l’anno del Brasile. Questa potrebbe essere la Selecao migliore di tutti i tempi. Se giocheremo bene e vinceremo, raggiungeremo l’obbiettivo: anche le Selecao del 1970 e 1982 sono state considerate squadre forti. Quella dell’82 veramente formidabile, però non riuscì a vincere». Insegnamento valido per ogni storia: non basta essere bravi, bisogna saper vincere.
Quel Brasile venne steso dall’Italia più inattesa e imprevista. Questa Selecao potrebbe ancora imbattersi negli azzurri, subito dopo il girone di qualificazione. E stavolta il ricorso storico potrebbe mettere i brividi a Ronaldinho e soci, più che agli italiani. Ognuno toccherà ferro a modo suo. Ma questa nazionale che avrà in Emerson e Ronaldo due primedonne all’ultima recita, in Robinho, Adriano e Ronaldinho gli uomini del futuro, potrà contare sull’effetto «Ro». La stella della coppa del mondo 1994 fu Romario, quella del mondiale 2002 Ronaldo. Stavolta largo a Ronaldinho. Il più grande giocatore in circolazione? Forse, anche se l’interessato non fa il pavone. «Sono un calciatore di buon livello, sono contento di come sto giocando ma posso migliorare molto. Come me ci sono tanti altri: Henry, Zidane, Ronaldo, Adriano, Robinho, Kakà, Shevchenko, Inzaghi. Per il futuro vedo Messi, un argentino di cui sono amico: gran giocatore e brava persona». Come vedete Ronaldinho è anche ragazzo di buon cuore: Inzaghi lo ringrazierà. Chi altri avrebbe avuto il coraggio di metterlo insieme a quel parterre di piedi buoni? O, forse, Ronaldinho pensava solo ai piedi da gol.