Ronaldo: "Paura del buio"

Enzo Palladini dal 2002 a Sportmediaset, ha pubblicato una biografia non autorizzata su Ronaldo, un calciatore che ha conosciuto molto da vicino e dal quale ha ricevuto emozioni che definisce uniche<br />

Enzo Palladini dal 2002 a Sportmediaset, ha pubblicato una biografia non autorizzata su Ronaldo, un calciatore che ha conosciuto molto da vicino e dal quale ha ricevuto emozioni che definisce uniche. In questa breve intervista all'autore ci sono alcuni passaggi del libro ma soprattutto alcune considerazioni personali che Palladini ci ha rilasciato.
Perchè ancora un libro su Ronaldo? Non se n'è già scritto abbastanza?
«La mia ammirazione per questo giocatore è tale e ancora talmente viva che ne ho sentito la necessità. Come Maradona, più di Maradona. E poi l'ho seguito per tutta la sua carriera in Italia. Avendo un affetto particolare per il Brasile e per tutto quello che arriva da là non mi è stato difficile capire certi suoi meccanismi. Ammetto che se fosse stato argentino avrei avuto delle difficoltà maggiori a interpretare certe sue scelte».
Che idea si è fatto?
«Un personaggio straordinario che ha unito la sua grandezza alla sua fragilità. Il titolo del libro è "Paura del buoio", ed è in questa contraddizione che occorre leggere la vita di Ronaldo. La sua paura del buio, reale, non si accompagna alla sua fama. La sua paura che dal buio possa uscire qualunque cosa e qualunque persona, ne ha fatto un precario del mondo, ma questa insicurezza lo ha anche fatto uomo».
Cos'ha di diverso dagli altri?
«Per capirlo occorre osservarlo. I suoi gesti tecnici sono sempre stati unici. Un giorno fece un test che si divideva in due fasi, la prima senza pallone fra i piedi, la seconda con la palla. Bene, lui ottenne i risultati migliori, intesi come velocità, attitudine, grado di difficoltà, con la palla fra i piedi».
Un ingenuo?
«Un po' lui c'ha marciato».
Uno che si accorge solo dopo un paio d'ore di essere in compagnia di tre trans, cos'è?
«Un bambino a cui piace la marmellata, ci arriva a prenderla e poi si spaventa perché sa che la mamma lo scoprirà e allora fa marcia indietro».
É verosimile?
«Conoscendolo credo che non ci sia andato scientemente, poi la lucidità ha preso il sopravvento su di lui. Ronaldo è anche un po' questo».
Un bambino prodigio o un adulto con problemi di adattamento...
«Credo che l'educazione familiare ricevuta lo abbia condizionato in un verso e nell'altro. Ronaldo è una persona assolutamente educata, chi lo ha avvicinato se n'è subito accorto. Pur essendo il calciatore più importante del mondo lui era sempre gentile, mai sentito rispondere male, mai visto trattare male una persona. Almeno in pubblico. Sua madre voleva farlo studiare, aveva capito che suo figlio era dotato di una intelligenza finissima che però non ha sfruttato».
Ma gli è servita...
«Parla dignitosamente italiano, francese, spagnolo, inglese, olandese. Questo è un segnale non trascurabile».
Qualcuno è rimasto sorpreso quando dopo l'Inter finì al Milan. In realtà fu un prototipo anni prima del calciatore attuale...
«Lui è stato il prototipo del professionista del futuro, il profitto come scopo finale. Da come si era lasciato con l'Inter si era capito che ogni porta era rimasta aperta. Lui ha sempre tifato per il Flamengo, ma non ha mai giocato nel Flamengo».
Tornerà nel calcio quando avrà definitivamente chiuso la sua carriera da calciatore?
«Ha detto mille volte che fare l'allenatore non è il suo mestiere. Come dirigente non lo vedo, troppo riduttivo. Credo che il suo futuro sia quello di talent scout, scovare giovani calciatori in Brasile e venire in Europa a venderli. Ha lasciato ovunque buoni ricordi, ha contatti privilegiati in tutto il mondo, è il Fenomeno».