Ronaldo torna. Il medico garantisce: "Niente doping"

Il brasiliano arriva oggi, per continuare le cure. Ma il Milan cerca una punta tra Quagliarella, Anelka, Kanouté o Kanu

Ronaldo oggi in tarda mattinata sarà a Milano per continuare la terapia che tra un mese e mezzo potrebbe riportarlo in campo. Ma con il Fenomeno il condizionale è sempre d’obbligo visti i capricci passati e recenti, anche se in casa Milan tutti sono moderatamente ottimisti. Galliani lo ritiene «in buona fede», Ancelotti accende ceri perché ritorni in buona salute e possa dare il cambio a Inzaghi o allo spento Gilardino di questi chiari di luna. Il professor Jean Pierre Meersserman, coordinatore sanitario rossonero, responsabile della prima diagnosi sbagliata, è invece sulle spine per un faccia a faccia col brasiliano che promette scintille.

A dare un po’ di tranquillità ai berlusconiani ci pensa dal Brasile il dottor Massimiliano Sala, in Brasile alle costole di Ronaldo che ha dato l’ok per cure e terapie al sole di Rio. Al punto che José Luiz Runco, il sanitario della Seleçao dal quale Ronaldo si era precipitato come dal salvatore della patria (e delle sue fibre muscolari), si è sentito in dovere di smentire tutte le voci maliziose su un possibile intervento dell’antidoping sulle cure praticate al Fenomeno. «Ronaldo non è mai stato sottoposto a terapie con fattori di crescita né ad altre terapie non permesse dal regolamento internazionale antidoping», recita il comunicato firmato da Runco già in possesso della Commissione antidoping della Figc, unitamente a una relazione di Sala sulle cure brasiliane e su quelle del Milan.

Una decisa presa di posizione, insomma, che dovrebbe mettere a tacere tutte le illazioni fatte sull’ultima frontiera contro gli infortuni, le cellule staminali che verrebbero utilizzate per rimediare ai guai fisici. La tecnica cui si ipotizzava si fosse sottoposto Ronaldo per curare la lesione muscolare, utilizza i fattori di crescita delle piastrine, è già sperimentata in Europa e ha dato buoni risultati, come sostiene Alfredo Schiavone Panni, docente di ortopedia all’università del Molise. «Una tecnica che non può essere considerata doping in quanto il sangue viene prelevato e filtrato e alla fine del procedimento rimane solo una fibra che viene iniettata localmente e non ci sono alterazioni per le altre funzioni corporee e neppure effetti collaterali», la precisazione di Schiavone Panni, che conclude: «È comunque necessaria l’immobilizzazione dell’arto, ma per una lesione per cui prima erano necessarie sei settimane per la guarigione, con i derivati piastrinici ne bastano quattro».

Spazzati via i dubbi sul doping, anche se «la normativa internazionale non è ancora chiara sull’argomento e la Wada non ha ancora risposto a una nostra richiesta fatta nel 2005, ma c’è il precedente di Aldo Montano», come afferma il dottor Pino Capua, presidente della Commissione antidoping Figc, restano quelli sul pieno recupero di Ronaldo e, soprattutto, sul suo futuro in rossonero. Galliani non lo dice, ma la società si è già mossa per rimpolpare in gennaio il reparto attaccanti. All’Udinese sono stati offerti 15 milioni per Quagliarella; l’Empoli è stato allertato che Pozzi potrebbe tornare in rossonero; Kanoutè ha conquistato Berlusconi che lo vuole a tutti i costi, mentre anche Anelka e Kanu sono nel taccuino di Braida. E poi c’è il sogno Adriano e il possibile scambio con Gilardino. Ma questa è tutta un’altra storia.