Il «Ronalsogno» dura dieci minuti

Passeggia, firma l’assist per Ambrosini, poi dà spettacolo nella ripresa. San Siro applaude

Spesi bene i soldi per Ronaldinho. Solo quelli. I milanisti reduci dalla processione a San Siro trasformata nel funerale di Nasser smoccolano contro Ancelotti ma raccontano del divertimento. «Soldi spesi bene per Dinho» si ripetono fuori dai cancelli nella calura insopportabile di Milano. Lui, l’artista brasiliano, accolto con frenesia e poi accompagnato da boati di ammirazione, si presenta con la misura dei cantanti lirici. Prima scalda la voce, più tardi si misura nell’acuto. Così Ronaldinho partito a passo cadenzato: dopo 3 minuti tocca il primo pallone, niente di speciale, amici. Al secondo intervento apre le gambe per misurare lo scatto di Pippo, al terzo inventa il pallonetto che Inzaghi non trasforma in lingotto d’oro. La notizia piomba a metà della prima frazione: c’è il primo recupero di Ronaldinho, capace di ringhiare sulle caviglie di Amoroso. Il suo colpo di testa alla mezz’ora è una dimostrazione palese che lui non ci sa fare con la testa: anche perché tutti quei riccioli neri, raccolti in una fascia nerissima, forse gli soffocano la forza. E infatti Antonioli si ritrova la boccia in bocca, senza neanche sbattere le ciglia. Con i giri giusti invece, il cross per Ambrosini che fa 1 a 1.
Ma lo spettacolo è nella ripresa quando Dinho comincia a martellare Zenoni e il Bologna: primo assist per Seedorf, secondo per Inzaghi, terzo per Sheva. In dieci minuti apparecchia l’inferno che può salvare l’anima del Milan e del suo scombiccherato schieramento. E invece niente. Sbagliano tutti e il Bologna saluta e se ne va.