Ronchi e Urso con il Pdl: "Alfano ci ha convinti" Al Fli resta solo Bocchino

I due esponenti di punta del partito di Fini tornano con Berlusconi
Sbatte la porta anche Scalia. Italo fa l’offeso: "È una non-notizia"

nostro inviato a Mirabello (Ferrara)

C’è chi rivendica un «effetto Mirabello», chi collega il taglio del cordone ombelicale all’inizio dell’era Alfano, chi legge in questo addio la definitiva emersione di una incompatibilità politica da tempo evidente. Di certo il lungo divorzio da Futuro e Libertà di Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pippo Scalia si è consumato ufficialmente ieri con un comunicato. «La proposta di Alfano di una costituente popolare per un soggetto politico ispirato a valori e programmi del Ppe e la decisione di Berlusconi di non ricandidarsi nel 2013, con la scelta delle primarie quale strumento di rinnovamento e di partecipazione, aprono nuovi scenari per il centrodestra. Da subito quindi intendiamo lavorare, in piena autonomia e senza vincoli di partito, per costruire la nuova casa dei moderati».

È la celebrazione di un addio, la chiusura definitiva di una fase e l’adesione a un nuovo progetto che ha «pienamente convinto» i tre parlamentari. Ma anche uno strappo profondo, impossibile da raccontare senza soffermarsi sulle implicazioni emotive che questa scelta comporta per uomini che con Gianfranco Fini hanno condiviso larghissima parte della loro vicenda umana e politica e hanno provato a indossare un abito non loro fino a restarne prigionieri proprio nel nome di un’amicizia più che ventennale.
I continui strappi dal centrodestra consumati da Fini, i rilanci al tavolo dell’antiberlusconismo, la presentazione di candidati alternativi a quelli di Pdl e Lega alle recenti amministrative alla fine hanno avuto la meglio e hanno reso sostanzialmente impossibile la loro permanenza in un partito che da tempo guardava verso di loro, le «colombe», con crescente fastidio. Così l’ex ministro per le Politiche europee e l’ex viceministro allo Sviluppo economico hanno detto basta e staccato la spina, consumando un passo d’addio dal portato simbolico facilmente intuibile.

Ora molti si domandano quali conseguenze queste defezioni avranno su Fli. Il gruppo alla Camera passa da 29 componenti a 26 mentre al Senato il numero è fermo a 6. Ma è soprattutto sulle prospettive politiche che grava l’incognita più forte alla luce del percorso di riavvicinamento verso l’Udc iniziato da Alfano. Durante il dibattito di ieri, Amedeo Laboccetta ha aperto un’inedita finestra sui rapporti con gli ex compagni di viaggio. «Cosa mai possiamo avere in comune con i Bocchino, Briguglio, Granata, Perina? E lo dico perché da qualche settimana Bocchino sta tentando di riaprire un personale discorso con il centrodestra e con il premier in particolare». Un affondo sottolineato dal boato di un pubblico che qui a Mirabello non nasconde l’ostilità verso i fuoriusciti di Fli.

Sentimenti che rendono difficili eventuali tentativi di ricucitura, anche se in politica la parola «mai» raramente può essere stampata con il fuoco. Di certo ieri l’addio di Ronchi, Urso e Scalia ha fatto scattare dentro Fli commenti al vetriolo. «Una non-notizia» ha detto Bocchino. Piena soddisfazione, invece, nel Pdl. Alfano saluta «la condivisione di un progetto ambizioso e per questo coinvolgente: quello di una Costituente Popolare capace di riunire i moderati». Ignazio La Russa sottolinea come «Mirabello produca buoni frutti». Maurizio Gasparri mette l’accento su una scelta compiuta «senza alcun tornaconto» e Giorgia Meloni plaude il «ritorno a un percorso coerente con il mandato assegnato dagli elettori».
Al netto dei commenti restano due certezze: il nuovo processo di erosione e la definitiva vittoria dei falchi nel Fli. Per Fini significa entrare in un Rischiatutto politico dagli esiti imprevedibili.