Ronchi: "Via entro l’anno i romeni detenuti"

Il ministro per le Politiche europee: "Stiamo lavorando per accelerare
l’attuazione della norma Ue sui rimpatri. Così tutti i cittadini
comunitari condannati in Italia in via definitiva sconteranno la pena
nel Paese d’origine"

Roma - Ministro Ronchi, i criminali stranieri condannati per reati gravissimi, come lo stupro, sconteranno il carcere nel loro Paese d’origine, se provenienti dalla Ue?
«Stiamo lavorando per ottenere al più presto questo risultato. Ho presentato un emendamento al ddl comunitario 2008 proprio per accelerare l’attuazione della decisione quadro presa dalla commissione Ue nel novembre scorso. Decisione che secondo la normale procedura diverrebbe attuativa soltanto nel 2011. Con questo intervento già da quest’anno molti dei condannati, ad esempio romeni, dovranno tornare nelle carceri dei loro Paesi senza che ci sia bisogno del loro consenso».

I romeni detenuti nelle carceri italiane erano circa 2.800 alla fine dello scorso anno. Occorrerà però ottenere il via libera della Romania.
«Sarò lì probabilmente la prossima settimana. Il ministro Frattini ha già incontrato il suo omologo romeno Diaconescu e ha fatto un ottimo lavoro: la disponibilità c’è. Il dialogo è partito e i rapporti sono buoni. È loro interesse tutelare i romeni che vivono ben integrati nel nostro Paese, rispettando le leggi, colpendo chi invece delinque. Noi vogliamo lavorare per l’integrazione, respingendo anche il più lieve refolo di razzismo».

A Rosy Bindi non è piaciuto che lei abbia definito gli stupratori della Caffarella bestie...
«A volte bisogna avere il coraggio di essere politicamente scorretti. Sono convinto che chi stupra una quindicenne a Roma o chi abusa di un dodicenne a Napoli sia una bestia. Sono pronto a ripeterlo e non fa differenza se uno è romeno e l’altro è napoletano, entrambi bestie».

Pensa che l’Europa possa davvero trovare l’unità su un tema come quello della sicurezza?
«Oramai tutti hanno capito che l’Unione Europea non può ridursi a essere una targhetta sui prodotti e devo dire con rammarico che l’Europa ha perso tante occasioni per parlare con una voce sola. Sul fronte della sicurezza questo governo ha già fatto e sta facendo molto dal punto di vista complessivo: escludere i domiciliari in caso di stupro è una norma che vale per tutti. E vorrei ricordare che quando abbiamo proposto di prendere le impronte, tra l’altro proprio per tutelare i minori, all’inizio ci hanno accusato di bieco razzismo. Poi la linea di rigore scelta dall’Italia ha fatto scuola. Ci vuole coraggio nelle scelte, anche nell’esser politicamente scorretti. Soprattutto nel contrastare con decisione e senza sconti la criminalità e l’immigrazione clandestina senza mai dimenticare di sostenere le politiche di integrazione».

Anche a sinistra ci sono stati ripensamenti in questo senso.
«Livia Turco ha riconosciuto come profondamente sbagliata l’impostazione culturale che puntava a una inclusione indiscriminata, a tutti i costi. Non è mai troppo tardi per rendersene conto. Intanto però molti errori sono stati fatti pagare ai cittadini onesti».

Il nodo che resta da sciogliere in tutta Europa è quello di una vera integrazione che spesso è soltanto apparente.
«Certo essere integrato non significa conoscere a memoria gli articoli della nostra Costituzione. Direi, alla Sarkozy, che lo è chi ama il nostro Paese il suo spirito liberale e la sua cultura, le sue tradizioni. Non possiamo accettare zone d’ombra nelle nostre città. Tutti insieme dobbiamo collaborare contro ogni forma di illegalità».

Le ronde però non le piacciono.
«Sono fermamente contrario a qualsiasi forma di giustizia fai da te, dico no alle ronde, tanto più se di partito. Altra cosa è la partecipazione volontaria dei cittadini alla messa in sicurezza delle città sotto il diretto controllo del sindaco e del prefetto. Lo spirito di collaborazione con il governo, la voglia di partecipare è positiva e segna il risveglio delle coscienze e un rinnovato rapporto di fiducia con le istituzioni».