Ronchi: «Fini è la punta che farà più gol»

«Alleanza nazionale è l’elemento riformatore della coalizione. Abbiamo realizzato il programma e dobbiamo solo spiegare quanto fatto»

da Roma

L’obiettivo è «una grande affermazione del centrodestra» e soprattutto di An, «l’elemento riformatore della coalizione». E la corsa verso il 9 aprile Alleanza nazionale la farà «identificandosi con Gianfranco Fini», perché «il percorso del partito oggi più che mai coincide con quello del suo leader». Il tutto con un’autocritica: non aver saputo «comunicare adeguatamente i risultati di cinque anni di governo», un po’ a causa della «demagogia del centrosinistra» ma anche «per colpa nostra». A meno di dieci giorni dalla Conferenza programmatica di An, Andrea Ronchi, deputato e portavoce del partito, fa un primo bilancio e guarda con fiducia alla campagna elettorale.
Quali saranno i punti chiave del programma di An?
«Nel dettaglio, sarà compito della Conferenza che si terrà tra il 3 e il 5 febbraio individuare gli argomenti su cui concentrare la campagna elettorale. Maurizio Gasparri e Silvano Moffa ci stanno lavorando da tempo e con grande attenzione. Di certo, tra i temi cari a An ci sono i giovani, le donne e gli anziani. Oltre alle piccole e medie imprese e alla questione sicurezza sulla quale siamo stati sempre in prima fila. Ci saranno delle novità, ma senza dimenticare quelle battaglie che ci hanno sempre caratterizzato. Per tutelare la famiglia, ad esempio, vorremmo introdurre il quoziente familiare in modo che il carico fiscale sia calcolato anche in base al numero di figli. Per usare uno slogan, coniugheremo modernità e sviluppo con la sicurezza sociale».
Per esempio?
«Continueremo sulla strada di quanto fatto in questi cinque anni di governo. Con la Bossi-Fini da una parte e il sostegno alla ricerca dall’altra. La regolamentazione dell’immigrazione, anche grazie ai tanti accordi con i Paesi del Mediterraneo, ha dato risultati importantissimi. Dall’altra parte, solo per fare l’esempio più recente, An non ha mai trascurato quanto sia importante la ricerca e l’innovazione. Al punto che qualche giorno fa Ciampi si è rallegrato ufficialmente con il ministro della Salute Francesco Storace per l’aumento dei fondi destinati alla ricerca sanitaria. Penso poi alla microcriminalità, che abbiamo combattuto non solo sul fronte degli effetti ma anche delle cause cercando di arginare il disagio sociale e la povertà. E non dimentichiamo quanto fatto dalle giunte locali di An, penso alla Regione Lazio guidata dallo stesso Storace o alla provincia di Roma sotto la presidenza Moffa».
La percezione di parte dell’elettorato, però, è che il governo abbia mancato molti degli obiettivi. Credete che il «trend» si possa invertire?
«Il programma del 2001 è stato realizzato, ma non siamo riusciti a comunicare adeguatamente i risultati ottenuti. La colpa è della disinformazione del centrosinistra ma anche nostra. Ma ora è venuto il momento di spiegare quanto fatto e concentrarci sulle contraddizioni dell’Unione».
Cioè?
«L’unico collante del centrosinistra resta l’antiberlusconismo. Per il resto, dai Pacs alla politica estera, continuano ad essere divisi più che mai. Guardi Mastella che un giorno è con l’Unione e l’altro non ne sottoscrive il programma... Senza parlare di Cofferati a Bologna o della Bresso in Piemonte che su sicurezza e grandi opere scontano tutti i giorni le divisioni programmatiche all’interno della loro coalizione. Questi sono fatti e dimostrano che la loro ricetta non paga. Noi, al contrario, nonostante le diversità, su certi valori abbiamo un comune sentire».
L’attacco a tre punte funziona o sta iniziando a portare qualche problemino?
«Assolutamente. Tre punte fanno molti più gol di una».
Ma su Unipol, per esempio, An ha una posizione diversa rispetto a Forza Italia.
«Unipol dimostra che la stagione della diversità della sinistra è finita e che non esiste una classe politica eletta. E fa emergere in maniera eclatante la perversa logica economica che ha condizionato i nostri imprenditori e il mercato nelle regioni rosse, soffocate più delle altre dalla cappa del collateralismo tra cooperative e Ds. Se le sembra una posizione diversa?».
E i problemi interni ad An sono stati superati?
«Il partito è unito intorno a Fini, come dimostra il voto unanime con cui gli abbiamo chiesto di mettere il suo nome sul simbolo. Che è tutt’altro che un artificio grafico. Siamo convinti che Fini, con il prestigio internazionale che ha da quando è alla Farnesina, possa essere la punta del tridente che mette a segno più gol».