Ronchi: "Serve la riforma dell’acqua. E Monti lo sa"

Onorevole Andrea Ronchi, il governo annuncia che è scoccata l’ora delle liberalizzazioni. Lei ci crede?
«Parleranno i fatti. Per ora la grande offensiva rischia di assumere la forma di una semplice una deregolamentazione ai danni di categorie di operatori che non godono di particolari coperture sindacali. Davvero vogliamo credere che per migliorare le condizioni generali del mercato e stimolare la ripresa economica bisogna colpire tassisti, edicolanti e farmacisti?».

Teme che tutto si risolva in un grande bluff?
«Il timore c’è. Monti e Passera si trovano di fronte a un test di credibilità. Possono rompere i monopoli oppure fare il compitino sulle orme di Bersani che a suo tempo non sfiorò neppure i grandi centri di potere ma si concentrò su panificatori e parrucchieri. Ebbene questa seconda ipotesi per il centrodestra sarebbe inaccettabile».

Lei da cosa inizierebbe?
«È fin troppo facile rispondere. Il governo sa perfettamente quali sono i settori davvero chiusi, quelli in mano ai soliti noti. Bisogna colpire i potentati dei servizi pubblici locali, trasporti, energia, rifiuti. E anche i servizi idrici. Una miriade di società che opera con affidamenti tutt’altro che trasparenti sotto la guida di manager diretta emanazione della politica locale».

Ha nostalgia della «sua» legge?
«Per la prima volta dopo anni di tentativi falliti io e il ministro Fitto eravamo riusciti a fare approvare in via definitiva una legge che avrebbe colpito una casta di intoccabili, introducendo un banale principio di trasparenza: l’obbligatorietà delle gare. Un provvedimento affossato dalla grande balla referendaria della privatizzazione dell’acqua».

Non teme che l’accusino di voler tradire la volontà popolare?
«Io credo sia necessaria una operazione serietà. Scriviamo a caratteri cubitali: l’acqua è pubblica. Ma non ci nascondiamo dietro un assurdo giuridico. I risultati del referendum sono già stati smentiti da Vendola che ha detto testualmente che il sistema tariffario non può essere cambiato “altrimenti si rischia di precipitare nei burroni della demagogia”. Inoltre in questi mesi in quasi tutta Italia le tariffe dell’acqua pubblica sono aumentate. Senza contare una rete di distribuzione ormai obsoleta. Un intervento non è più rinviabile».

È sicuro che su una riforma di questo tipo si possa formare una maggioranza in Parlamento?
«Bersani ha cavalcato il referendum in chiave antiberlusconiana ma sa perfettamente che l’acqua è un bene inalienabile e lui stesso ha invocato - prima che fossimo noi a occuparcene - il ricorso alle gare e l’apertura di questo settore. Non dimentichiamoci che il primo organico tentativo di dare alle public utilities una regolamentazione moderna è del ’99 e porta la firma di Giorgio Napolitano e Adriana Vigneri. Insomma questi grandi riformatori, se davvero ci sono, è arrivato il momento che battano un colpo».