Con Ronconi «Ventaglio» senza fantasia

da Milano

Goldoni concepì quella farsa indiavolata del Ventaglio come un canovaccio farsesco che, nei modi classici del quiproquo plautino, fa da splendido preludio allo scatenato vaudeville di marca francese di autori come Labiche, Feydeau e Sacha Guitry. Con un gioco incalzante che gli riuscì alla perfezione provocando nel pubblico quel divertimento che dura tuttora. Sia pure a discapito dell'approfondimento dei caratteri come dell'impalpabile malinconia che si cela nei suoi capolavori. Non è facile mettere in scena un simile assaggio di pura clownerie. L'ultima volta ci provò, con esiti discutibili, un regista elegante come Arias. Mentre oggi Luca Ronconi, alle prese con questo squisito pretesto, ha aggirato l'ostacolo della comicità pura ricorrendo alla meccanica complessa di ciò che, nel suo sistema ormai divenuto maniera, si può definire rarefazione e dilatazione del tessuto originario del copione.
Siamo così chiamati, nell'impianto costoso della scena di Margherita Palli zeppa di fondali rugginosi che ricordano i colori approntati da Luciano Damiani per i Goldoni di Strehler, a giudicare non uno spettacolo ma ad ammirare un presepe di Arti & Mestieri. Dove le occupazioni dei singoli si riducono alla riproduzione degli stereotipi che caratterizzano il loro lavoro. Dal desco dove il ciabattino Crespino del dotatissimo Simone Toni picchia sulle tomaie al tavolo dove la colorita merciaia Francesca Ciocchetti rammenda cuffie fino al mortaio dove lo speziale di Riccardo Bini pesta i suoi intrugli. Nello sconclusionato delirio delle didascalie, all'inizio declamate con fervore come nelle vecchissime regie di Orazio Costa. Intercalate dai pungenti commenti della freschissima Pia Lanciotti e dell'incantevole Giulia Lazzarini costretta a scrutare da un cannocchiale alla stregua di un consumato lupo di mare. Per fortuna, a salvare qua e là l'ennesima testimonianza delle capacità di un grande teatrante ridotto a citare se stesso con le risorse immutate della tecnica in assenza dei grandi voli del passato, intervengono alcuni dei suoi interpreti. Tra i quali, ad eccezione del ridicolo isterismo cui Ronconi riduce la Giannina della briosa Federica Castellini, spunta il mestiere di Massimo De Francovich, la grazia dell'ispirato Gianluigi Fogacci e l'attore rivelazione della noiosa serata: il giovanissimo Raffaele Esposito. Che conferisce all'innamorato Evaristo il trasognato mimetismo e le brusche impennate di un autentico «primo amoroso». L'unico, forse, ad aver capito benissimo che Il ventaglio non è il fazzoletto di Otello.

IL VENTAGLIO - di Goldoni Piccolo Teatro di Milano. Regia di Luca Ronconi, con Giulia Lazzarini, Massimo De Francovich, Raffaele Esposito. Milano, Teatro Strehler, fino al 18 febbraio