Ronde: dubbi in Vaticano, il Colle si smarca

Il cdm approva <strong><a href="/a.pic1?ID=330384" target="_blank">il dl per la sicurezza</a></strong>: le <strong><a href="/a.pic1?ID=330386" target="_blank">ronde dei cittadini</a></strong>, le <strong><a href="/a.pic1?ID=330385" target="_blank">pene per chi stupra</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=330388" target="_blank">più agenti in strada</a></strong>, le <strong><a href="/a.pic1?ID=330390" target="_blank">norme per i clandestini</a></strong>. Marchetto, segretario pontificio: &quot;È un’abdicazione dello Stato di
diritto&quot;. Napolitano firma, ma precisa: &quot;Responsabilità dell’esecutivo&quot;. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=90" target="_blank">Sondaggio: sei d'accordo con le ronde? VOTA
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Roma - Stupri in serie, violenze, insicurezza. Il governo Berlusconi prende di petto la situazione e partorisce il provvedimento che, come annunciato, istituisce - o meglio regolamenta - le «ronde soft». Niente gente armata, niente commandos a caccia di stupratori. Soltanto cittadini, meglio se ex agenti, in giro per le città e pronti a denunciare alle forze dell’ordine casi di illegalità. Il decreto legge passa in Consiglio dei ministri e, per motivi diversi, partono i distinguo e i mal di pancia. Scontati quelli della sinistra, si registrano tuttavia pure quelli del Quirinale, del Vaticano e del presidente della Camera. «Abdicazione dello Stato di diritto», spara monsignor Marchetto. «Nessun avallo», precisa il Colle. «Ma non si associ criminalità e immigrazione», puntualizza Fini.

In conferenza stampa è il premier Berlusconi, seduto tra i ministri Carfagna e Maroni, a spiegare la ratio del provvedimento. Ma soprattutto la scelta dello strumento del decreto legge: «I delitti sessuali di questi giorni hanno suscitato clamore ma il governo anticipa con un decreto alcune delle misure previste dal provvedimento licenziato solo da un ramo parlamentare». In fondo, «i tempi parlamentari sono qui che si dichiarano da soli ed è essenziale consentire al governo di intervenire tempestivamente con norme immediatamente applicabili». Vero è che «rispetto agli anni 2006 e 2007, nel 2008 c’è stato un calo intorno al 10% degli episodi di violenza, anche nella città di Roma, perché c’è stato un pattugliamento più diffuso delle zone pericolose», tuttavia i decreti legge sono uno «strumento essenziale per agire tempestivamente».
Quella sulla decretazione d’urgenza è una partita delicata, giocata da tempo tra palazzo Chigi e Quirinale. Il caso Eluana, con quel dl fatto abortire dal Colle e le successive frizioni con il capo dello Stato, è ancora fresco. E, da sempre, Napolitano non gradisce l’eccesso dei decreti legge. Succede, però, che il ministro Maroni rassicuri la platea dei cronisti: «Sul provvedimento non c’è stato alcun veto del Quirinale. Con Napolitano ho concordato questo testo, senza alcuna forzatura o obiezione». Prassi vuole che quando l’esecutivo ha intenzione di licenziare un decreto legge informi il presidente della Repubblica sui contenuti dello stesso. E così è stato anche sul dl sicurezza. Questa volta, tuttavia, il Colle ha ritenuto doveroso fare una precisazione - scontata - che ha il sapore di una sorta di dispetto perché fatta attraverso una nota ufficiale: «La presidenza della Repubblica concorre a verificare la coerenza e la correttezza dei provvedimenti - si legge - ma resta naturalmente l’autonoma ed esclusiva responsabilità del governo per le scelte di indirizzo e di contenuto del provvedimento». Una posizione netta, una specie di presa di distanza ufficiale su cui la sinistra ha subito cercato di montare un caso. Prima con la Finocchiaro: «Grave cercare coperture istituzionali per discutibili scelte politiche» e poi con Fassino: «Maroni cerca un avallo del presidente della Repubblica che non c’è». L’altra «arma» in mano al Pd la dà il Vaticano, con il segretario del Pontificio consiglio dei migranti, monsignor Agostino Marchetto: «Quella dei volontari non è la strada da percorrere», tuona il prelato. Il quale, tuttavia, pare non essere in linea con la Segreteria di Stato.
E poi Gianfranco Fini, che negli ultimi tempi sembra ritagliarsi un ruolo sempre più autonomo. «Dobbiamo mantenere la lucidità e la serenità per respingere l’odiosa associazione mentale tra criminalità e immigrazione», ammonisce proprio mentre Palazzo Chigi licenzia il provvedimento anti-stupri.

«Si tratta di regolamentare la presenza di volontari che già esistono», spiega però il ministro dell’Interno Roberto Maroni. «Questo governo è attento come nessun altro ai problemi delle donne e ora i molestatori hanno le ore contate», gongola il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna. «Avremo più strumenti per repressione e prevenzione», sintetizza il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. «Sono volontari della sicurezza, non ronde fai da te», precisa Maroni, gettando acqua su un decreto su cui in molti, invece, hanno gettato benzina.