«Ronde? No, sono volontari Aumenteranno la sicurezza»

RomaMinistro Calderoli, come avete convinto il Consiglio dei ministri a votare le ronde nel decreto antistupri?
«Il decreto è passato all’unanimità, e poi il termine ronde lo usano i giornali, nel decreto non c’è. È un ricorso al volontariato, al sociale. Pensiamo a quanto anche in altri settori si è fatto ricorso al volontariato, come il lavoro della Protezione civile, i servizi del 118, tutti casi in cui il sociale ha dato risposte. Mi sembra che il Paese stia cambiando rispetto al ruolo del civile in tanti campi».
Successo della Lega?
«Anche l’ergastolo e il processo per direttissima per chi commette violenza. Nel corso degli anni la Lega ci ha visto molto lungo rispetto a certi problemi e c’è soddisfazione nel vedere riconosciute tante nostre proposte. Qualcuno vuole la certezza della pena, ma con questo decreto intanto abbiamo la certezza dell’espulsione».
Ma con le ronde non avete forzato un po’ la mano? Il Quirinale ha appena precisato che l’«indirizzo e il contenuto» del decreto sono «di responsabilità del governo».
«Il Quirinale ha solo puntualizzato che la consultazione con il governo è stata informale. C’è stato il massimo rispetto per il capo dello Stato, tanto è vero che Maroni è salito al Quirinale portando le proprie proposte. Il decreto introduce il riconoscimento di un mondo associativo. Spesso basta la sola presenza di una persona a far allontanare un malintenzionato. E le ronde contrasteranno i raid, i giustizieri fai-da-te».
Veniamo al Vaticano: il segretario del pontificio consiglio dei migranti lancia accuse di «abdicazione dello Stato di diritto». Questa non sembra una puntualizzazione.
«Da parte nostra c’è stato il recepimento di un’opera di volontariato. Non si vede perché qualcuno s’inalberi rispetto ai migranti. C’entrerebbero in caso i migranti che delinquono, da perseguire. Ci auguriamo che il consiglio pontificio non appoggi i migranti che delinquono... ».
Che ne pensa della possibilità di aprire le «ronde» anche agli immigrati?
«Ben venga se partecipano gli immigrati regolari, come accade già a Firenze. Sono i primi che vengono penalizzati dagli irregolari che commettono reati».
Il presidente della Camera Fini ha definito «odiosa» l’equiparazione tra crimine e immigrati. Una precisazione o qualcos’altro?
«Se su dieci episodi di violenza troviamo un italiano e nove extracomunitari clandestini, credo che il problema bisogna porselo. Forse ci si dimentica che chi viene da alcuni Paesi ha una diversa mentalità. Se uno arriva da una Nazione dove non è così grave trascinare una donna nella foresta e violentarla... In alcuni Paesi islamici la donna che denuncia lo stupro diventa oggetto della giustizia al punto da essere lapidata».
Quindi?
«Consiglio forse a Fini una riflessione su questo. Chi vive nel nostro territorio deve rispettare la nostra Costituzione e il nostro ordinamento. È evidente che non può esistere un codice penale e civile per noi e uno per gli altri. Ma quando si dice che i diritti e i doveri sono uguali per tutti si viene giudicati razzisti!».
Crede davvero che ci sarà la certezza dell’espulsione?
«Portare il tempo di permanenza nei Cie a 6 mesi significa dire a chi arriva in Italia: “Se venite nei centri ci restate e sarete identificati”. Nel momento in cui i clandestini sanno che i tempi di permanenza sono compatibili con l’identificazione, non partono neppure. Complimenti a Maroni per aver resistito a tante pressioni mediatiche e politiche anche extra italiane».
Il ministro La Russa ha aperto alla sua proposta della castrazione chimica per gli stupratori. Pensa che sarà legge prima o poi?
«Il decreto era talmente importante che non abbiamo più sollevato il problema per non spostare l’attenzione. Sono convinto però che chi si dice contrario, se avesse una figlia che subisce una violenza la penserebbe come me. Solo che c’è questo perbenismo».
L’accusano di portare una proposta barbara.
«Allora sarebbero barbari anche i francesi, i tedeschi, gli svedesi».
Siamo semplicemente indietro in Europa?
«Il pedofilo è malato e i malati si curano. I pedofili sono spesso recidivi, commettono lo stesso reato tre, dieci volte. E a quel punto stiamo a pensare se dargli un anno in più o in meno di galera? Passerà sicuramente, prima o poi».
Le spiace non avere più un interlocutore di riferimento nel Partito democratico?
«I riferimenti per il dialogo rimangono, ma mi auguro che prevalga un candidato che abbia a cuore prima il riformismo dell’interesse di cortile».