Rondolino, l’alter ego di D’Alema perse il posto per un romanzo osé

Dopo «porcellopoli», o «vallettopoli» che dir si voglia, è un precedente che fa quasi sorridere, al pari di quello dell’onorevole Attilio Picconi (democristiano) costretto alle dimissioni per il coinvolgimento del figlio nell’inchiesta sull’omicidio Montesi. Fa sorridere, ma nel ’99, Fabrizio Rondolino, portavoce di D’Alema a Palazzo Chigi, fu costretto alle dimissioni dopo la pubblicazione su Foglio e Repubblica di alcuni brani tratti da due capitoli del suo romanzo Secondo Avviso. L’Espresso lo definì «cicciolino rosso», e seguirono una valanga di articoli. Per Rondolino, malgrado tutto iniziò una nuova carriera: responsabile comunicazione del Grande fratello, e corsivista a La Stampa: «L’unica vera porcata - ha commentato - fu quella campagna di stampa contro di me».