«Ronie da rifornire come Van Basten» Ancelotti non ha dubbi

Il tecnico rossonero ricorda: «Marco mi diceva: passami la palla e corri ad abbracciarmi. A loro toglierei Ibra». Difeso Rizzoli: «È un ottimo arbitro». Contestato l’orario: «Contro lo spettacolo»

nostro inviato a Milanello

Ce lo vedete voi Carlo Ancelotti nei panni di Amleto invocare il famoso dubbio: essere o non essere, Milan con il solo Ronaldo o con le 2 punte canoniche per il derby? No, nessuno riesce a immaginarselo e infatti, nella sua placida vigilia di un derby da scalare, sembra scortato da sicurezze di cemento armato. Il Milan di quest’anno è una coperta corta con tutto quel che segue: e scoprirsi la testa, contro l’Inter di quest’anno, non è cosa buona e giusta. Specie se in disparte, mentre fuma una sigaretta fuori ordinanza nel cortile di Milanello, gli sovvengono come incubi le qualità dei rivali sui calci piazzati. «Loro hanno Burdisso, Materazzi, Cordoba, Stankovic, Ibrahimovic e Cruz che vengono a saltare...» spiega e perciò sostiene che la presenza di Ambrosini, nei duelli in quota, è fondamentale per non cedere di schianto alle prime spallate, come all’andata.
Milan a una o due punte, allora? Nel derby del 4 a 3 perso ampiamente prima, Carletto cominciò così e cambiò all’intervallo eppure è tutt’altro che combattuto e lo spiega in uno dei suoi passaggi chiave. «Ogni stagione ha la sua storia, questo è stato un anno difficile, bisogna adattarsi alle situazioni. Se restiamo compatti, concediamo poco agli avversari»: la strada intrapresa a Glasgow e ripetuta a San Siro contro il Celtic, poco gradita al presidente Silvio Berlusconi, è la scelta fatta. Ronaldo più Kakà in appoggio, quindi. Su cui non è lecito tornare indietro, nonostante la gamba di Oliveira, nonostante la dedizione di Gilardino. Bisognerebbe mettere da parte Seedorf.
E d’altro canto Ancelotti si nasconde volentieri dietro un dito. «Nel derby il grande favorito, a volte, può anche perdere» racconta come se volesse violentare il pronostico scontato, sistemato tutto dalla parte dell’Inter, «la favorita». Ha solo Ronaldo da scaldare, da preparare, da lanciare nella mischia. «Ronie è sereno, sta bene e vive tranquillo il clima, bisogna solo rifornirlo nel modo giusto» manda a dire. E a chi chiede lumi su come vada servito il Fenomeno rammenta le raccomandazioni di un suo vecchio sodale, ai tempi del Milan Invincibile, Marco Van Basten. «Quando mi vedeva molto in ansia per una partita, mi diceva: tu dammi la palla e poi corri ad abbracciarmi». Un Ronaldo così, alla Van Basten per intendersi, non si può fermare con una batteria di fischietti. «Sarà una sfida tirata ma senza eccessi»: più che una convinzione, il suo pare un auspicio per raffreddare i bollenti spiriti che si colgono dalle parti di Appiano. «Può fare gol contro chiunque» è la sicurezza del Milan, una delle poche aggiunta al modulo da schierare, uno più Kakà.
Ronaldo da una parte, dall’altra Ancelotti sceglie e vota Ibrahimovic. «È quello che toglierei volentieri a Mancini, è molto maturato, sta giocando per la squadra, è il più determinante e non solo con i 12 gol» raccomanda Ancelotti e pensa a Maldini, chiamato a stringere ancora i denti per provare a fermare quello scatenato di Zlatan. Capace di oscurare persino Kakà, decisivo in Champions invece che in campionato. E non solo per il recente errore dal dischetto, a Palermo. «La verità è che nel nostro campionato c’è meno spazio a disposizione» segnala l’allenatore disposto a concedere l’onore delle armi ai rivali rimasti fuori dall’Europa. «La nostra marcia in Champions non renderà più piccolo il loro scudetto» assicura.
Ancelotti è senza dubbi. Per il suo futuro in panchina («mai in dubbio la mia conferma») e non solo. Come quando gli tocca difendere la designazione di Rizzoli, fischietto bolognese: «È un ottimo arbitro, l’ho visto dirigere finora con buon senso e personalità». O quando gli tocca censurare la scelta dell’orario al pomeriggio («una penalizzazione per lo spettacolo e per i tifosi»). Di Amleto, a Milanello, non c’è proprio traccia.