Ronzitti chiude la Regione al pubblico

La rivoluzione attende da tempo e sarà pronta entro l’estate. L’ha firmata Mino Ronzitti il presidente del consiglio regionale, che per rifare il look alla Sala verde di via Fieschi ha stanziato due milioni di euro. Non sarà più rettangolare ma ovale, al posto della tetra moquette verde scuro ci saranno marmi e parquet di legno chiaro. Perché l’aula non è più a norma da tempo, e perché, in linea con il progetto di Ronzitti di trasformare l’assemblea in parlamento, è giunta l’ora che la Regione si doti di uno spazio degno.
Solo che, ecco, càpita che con la moquette sparisca anche lo spazio per il pubblico, alla faccia della democrazia per dirla con Gianni Plinio il capogruppo di An. Lo spazio riservato agli ospiti, che a volte sono curiosi ma molto più spesso sono lavoratori o disoccupati accorsi per far ascoltare agli amministratori le proprie ragioni, si ridurrà dagli attuali 189 posti a soli 48.
Ora, passi per l’avvio dell’era del rigore: la schermatura che impedirà l’uso dei telefoni cellulari, la bouvette che verrà collocata più lontana dall’aula perché a Ronzitti non piace il continuo via vai di consiglieri al bar., la sala fumatori che abbrevierà le pause sigaretta dei troppo che ora devono uscire dal palazzo. Ma sulla presenza dei cittadini è già bagarre. Quando ha visto il progetto dello studio Canepa, la Gazzetta del Lunedì lo ha pubblicato inedito ieri, Plinio ha scritto a Ronzitti: «La partecipazione va estesa e non ridotta. Il consiglio regionale, tanto più se si ha l’ambizione di parlamentarlizzarlo, non può ridursi a un salottino riservato agli addetti a lavori». Tanto più che, avverte il capogruppo di An, se i posti fossero solo 48 verrebbero tutti occupati dal personale di supporto regionale che ogni martedì segue i lavori dell’assemblea. «Non è consentibile che si abbiano a privilegiare motivi estetici rispetto al fondamentale diritto alla partecipazione dei cittadini alle sedute - attacca Plinio - Non è un buon segnale quello di limitare al lumicino la possibilità di partecipazione democratica alle assemblee elettive: sembrerebbe quasi che la classe politica abbia qualcosa da nascondere agli elettori». Dice Ronzitti che «la sala del consiglio regionale non è un cinema». Però allestirà una serie di schermi piatti fuori della sala per garantire la partecipazione alle sedute. A distanza, però.