Ronzitti, presidente convertito

Diego Pistacchi

Ronzitti Giacomo, detto Mino, professione presidente del consiglio. Regionale. Di lui dicono tutti che è un duro e puro. Soprattutto quando si tratta di essere istituzionali, di rappresentare tutto il consiglio. Chiede che i colleghi si diano del lei in aula, che non eccedano mai con gli attacchi reciproci, anche se fanno parte del gioco. Lui è tutto di un pezzo. Diessino, certo, ma super partes. Talmente super partes che a volte rischia di combinare il pasticciaccio con i suoi, con quelli che sono sinistra di governo ma ragionano da sinistra di piazza.
Ieri, Mino il presidente, ha trovato una di quelle giornate da super partes per vocazione. E così, chiedendo il doverosissimo minuto di raccoglimento per i soldati italiani uccisi nell’attentato in Irak, ha finito con il dire quello che pensa davvero, e non quello che linea politica imporrebbe. «I militari italiani stanno compiendo in Irak un delicato e difficile compito di pacificazione», si è lasciato andare con tono solenne. Altro che missione di guerra. Evidentemente qualcuno deve aver storto il naso. E ovviamente dall’ala sinistra della sala verde. Ma Ronzitti, presidente tutto d’un pezzo, non si è tirato indietro. Quella frase non gli è scappata a caso. «Sono cosciente che sulla presenza dei nostri militari e sul loro ritiro dall’Irak le opinioni sono molto differenti - ha puntualizzato -, ma questo non è e non può essere il momento di dividersi di fronte al lutto che colpisce il paese intero». Pazienza se a qualche compagno è venuto il mal di pancia sentendo anche parlare di «barbaro attentato» a proposito dell’ennesima prodezza dei partigiani iracheni.
Non è tutto. Mino, il presidente di tutti, dopo aver iscritto all’ordine del giorno una mozione della Lega sui crocifissi che qualche imbarazzo ha creato alla giunta Burlando e al suo vicelìder Massimiliano (Costa), ha indossato ancora il doppiopetto di ordinanza per chiarire la sua posizione a proposito dell’elezione del presidente della Repubblica. Qualcuno lo aveva (malignamente?) tirato in ballo come uno dei papabili «grandi elettori» che ogni regione deve esprimere per affiancare i parlamentari nella scelta del capo dello Stato. Ne era nata una polemica a sinistra. Lui, Mino, ha fatto un comunicato: «Giacomo Ronzitti ha dichiarato la propria indisponibilità - annuncia con tono distaccato -. Negli stessi giorni in cui il consiglio si riunirà per indicare i tre rappresentanti liguri, il presidente guiderà la delegazione ligure in missione in Venezia Giulia e Dalmazia per la commemorazione del sacrificio degli italiani nell’immediato dopoguerra: si tratta di un incarico di grande rilevanza istituzionale al quale il presidente non vuole sottrarsi». Meglio onorare le vittime del compagno Tito e dei suoi partigiani che eleggere il presidente della Repubblica. Chapeau alla conversione.