Ronzitti toglie la parola alla minoranza

Paola Setti

Cita Martin Luther King, «La mia libertà finisce dove comincia la vostra», per spiegare la sua Rivoluzione d’ottobre, pardon di novembre, là dove ordine e disciplina caratterizzeranno quello che passerà alla storia come il «regime di Mino».
Lui è Mino Ronzitti, e chi sennò, fra i presidenti più rigorosi che il consiglio regionale ricordi. Ha messo sotto gli uffici per mesi e ieri, nel giorno in cui i Ds lo hanno incoronato presidente del partito, il D’Alema ligure se non fosse che Ronzitti appartiene al Correntone, ha presentato la sua riforma. Tanto per cominciare il punto che più ha fatto arrabbiare tanti, e più di tutti Gianni Plinio il capogruppo di An: l’abolizione dell’ostruzionismo. Lo aveva annunciato al Giornale quando Cristina Morelli la capogruppo dei verdi tenne in scacco la sala verde nove ore e trentadue minuti con la sola relazione di minoranza contro la caccia. «Non deve più accadere» aveva avvertito Ronzitti. Ha fatto in modo che non accada più: d’ora in poi i tempi verranno contingentati, come alla Camera, il che significa che ogni relazione, di maggioranza o di minoranza, su questioni rilevanti come quelle che fanno parte del programma della giunta, non potranno più essere illimitate, ma avranno un’ora a disposizione e non un minuto di più. Perché, appunto: «I diritti dei consiglieri vanno garantiti, ma finché non ledono i diritti del resto dei cittadini». La protesta di Plinio?: «Stia in pace: la sua tribuna l’avrà lo stesso, ma un’assemblea legislativa deve legiferare, non può venire bloccata da veti».
E poiché, appunto, qui si devono produrre norme e non chiacchiere, anche i ritmi del consiglio cambieranno. Le sedute non si terranno più ogni martedì, perché l’assemblea verrà convocata solo quando avrà davvero da fare, al di là quindi della semplice discussione di interpellanze e interrogazioni. Così, per esempio, potrebbe capitare che per due settimane lavorino solo le commissioni e che poi si riunisca il consiglio per due giorni di fila. Con due novità. Il nuovo regolamento introduce la seduta straordinaria per il Question Time, cioè domanda del consigliere e risposta dell’assessore su questioni specifiche con un massimo di due, tre minuti a testa. E ridisegna le commissioni. Oggi ne esistono quattro permanenti, sei speciali più quella che si occupa di Nomine. D’ora in poi quelle speciali saranno inglobate da quelle permanenti. Saranno sette in tutto, una assorbirà le nomine, assumerà funzioni ispettive di controllo e vigilanza e verrà affidata a un presidente di opposizione.
La proposta di Ronzitti verrà sottoposta al voto della Giunta per il regolamento, che sarà composta dall’ufficio di presidenza e da tutti i capigruppo. È già stata approvata invece la costituzione, già prevista dallo Statuto, della Consulta statutaria, una sorta di Corte costituzionale che dovrà dirimere i conflitti di competenza fra giunta e consiglio, il Consiglio regionale dell’economia e del lavoro (Crel), un organismo di consultazione della Regione in materia economico e sociale, e il Consiglio delle autonomie locali, che rappresenterà in via Fieschi le istanze di tutte le amministrazioni. E poi c’è una promessa: checché ne dicano i riottosi colleghi, gli articoli 51 e 52 del regolamento non verranno ammorbiditi ma, anzi, fatti rispettare più severamente. Il 52 dice fra l’altre che il pubblico deve assistere alle sedute «compostamente, in silenzio, astenendosi da qualsiasi segno di approvazione o disapprovazione» pena la denuncia all’Autorità giudiziaria. Il 51 si intitola Tumulto e recita così: «Qualora sorga tumulto nell’Assemblea, il Presidente si alza: è allora sospesa ogni discussione». Quindi non pensino lor signori che Ronzitti stia andando al bar e smettano cortesemente di accapigliarsi.