Ros a Guantanamo, lo scandalo che non c’è

Antonio Pappalardo*

Ritengo che i Carabinieri si siano stancati di essere considerati il «ventre molle» delle istituzioni, contro il quale chiunque possa infierire. Certo che i militari dell’Arma, attesa la loro proverbiale compostezza e riservatezza, non risponderanno comunque alle sue insolenti provocazioni.
Nei nostri regolamenti, sin dal 1822, è scritto che i Carabinieri debbono essere umani e comprensivi nei confronti di tutti, soprattutto dei malviventi, ma fermi nel far rispettare la legge.
Oggi, con un Comandante Generale all’altezza del suo compito, un sardo dalle alte qualità umane e professionali ed un Cocer coriaceo, di particolare valenza, ritengo che sia venuto il momento di far rispettare questo principio.
Fatta questa doverosa premessa, non posso fare a meno di rilevare l’ennesima dannosa polemica contro gli uomini di questa istituzione, che tanto lustro dà all’Italia, anche all’estero.
Leggo sui giornali, che ne hanno dato ampia diffusione, che un capitano dei carabinieri del Ros, in sede di testimonianza in un dibattimento penale, ha affermato che nel 2002, autorizzato solo dai suoi superiori, si è recato a Guantanamo per interrogare alcuni terroristi, colà ristretti.
Alle rimostranze dei legali dei tre marocchini, sotto processo per terrorismo internazionale, che parlavano di attività illegali, il presidente del Collegio giudicante, accogliendo la richiesta del pm, ha giustamente dichiarato che «le testimonianze non sono ammesse perché riguardano circostanze estranee al giudizio».
Alcuni esponenti dell’estrema sinistra, che anche se al potere, non riesce ad essere forza di governo, rispettosa delle istituzioni dello Stato, giungendo persino a intitolare una sua aula ad un giovane colto mentre usava violenza (il fatto è stato deplorato dal Cocer Carabinieri, che ha ritenuto l’atto una vera e propria provocazione ed un incitamento dei giovani a seguire esempi di tal genere), hanno subito innescato l’ennesima inutile polemica contro i Carabinieri. Hanno parlato di «fatto inaudito e gravissimo» e di missione «incostituzionale», ed hanno invitato i vertici del Ros a dimettersi.
Mi sembra opportuno, per porre fine a queste polemiche, ricordare quanto dallo stesso capitano dichiarato in sede di interrogatorio: «Andammo a Guantanamo per cercare notizie sul rischio di attentati in Italia. Non riferimmo nulla all’Autorità Giudiziaria».
Vorrei ricordare ai polemici che carabinieri e poliziotti svolgono attività di prevenzione del crimine e di repressione. Solo nel secondo caso sono tenuti a riferire alla magistratura. Nel primo, i loro referti vengono inviati ai propri superiori per le attività nel campo della sicurezza pubblica e del mantenimento dell’ordine pubblico, che appartengono alla sfera dell’Autorità di pubblica sicurezza. Nel caso di specie, i Carabinieri erano andati ad acquisire notizie al fine di evitare attentati in Italia. Non vi è alcuna norma che impedisca a poliziotti e carabinieri di andare persino all’inferno per raccogliere notizie per la tutela della vita dei propri concittadini.
Noi viviamo, grazie al cielo, in uno Stato di diritto, in cui le competenze sono nettamente divise fra le varie autorità. Non permettiamo che il giudice faccia tutto, dapprima perché lo ingolfiamo e i processi, che già durano anni, non finirebbero mai. Poi, perché così dice la legge.
E i Carabinieri, da circa duecento anni obbediscono solo alle leggi dello Stato. E speriamo che sia sempre così.
*Generale dei Carabinieri