Il Ros smantella la holding del narcotraffico internazionale

Alessia Marani

È storia di oggi e di ieri, è storia di mafia e di crimini a Roma e non solo. Una matassa che si dipana, lenta, negli anni sotto le inchieste incalzanti delle Direzioni distrettuali antimafia di mezzo Paese. È storia d’una faticosa rincorsa a carichi di droga, mandanti e corrieri. Di intrepidi bucanieri che per condurre a terra l’«oro» dei narcos sfidano le acque e le polizie di mezzo mondo, d’avventurieri malavitosi che varcano i confini su camion e camper imbottiti di «roba»; pedine e colonne d’una organizzazione che intanto costruisce imperi, ricicla e investe il denaro in quote finanziarie e società immobiliari, che affida a terzi la gestione di attività lecite. Che s’insinua, sotterranea e potente, nelle logiche d’affari e nel tessuto «buono» della città. Se l’economia a Roma cresce, in questi anni, lo deve in parte anche al suo malaffare. Come dimostra l’ultimo colpo dato alle holding del narcotraffico dai carabinieri del Ros, sotto la direzione del pm della Dda capitolina, Lucia Lotti, e la supervisione del sostituto procuratore antimafia, Luigi De Ficchy. Ventisette le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse, una ventina quelle eseguite all’alba di ieri, nell’operazione «Ibisco», stralcio di un’altra inchiesta del Ros, la «Black eaglos», chiusa nel maggio del 2002 a Perugia e che aveva scardinato un sodalizio della ’ndrangheta calabrese terminale della rotta balcanica dell’eroina. Il patrimonio messo in piedi coi narcoproventi dei 27 di «Ibisco», dunque, si aggira sui 15 milioni di euro (investiti in strutture sanitarie private oltre a ristoranti, centri benessere e vari esercizi commerciali romani), beni per i quali potrà scattare la confisca. Indagando sui contatti della ’ndrina dei Facchineri (ieri è stato arrestato Giuseppe, 31 anni), transfuga dal reggino dopo la sanguinosa faida di Cittanova (esplosa nel ’71) contro i rivali Raso-Albanese, i carabinieri sono arrivati alla rete dei fornitori. Quelli che avrebbero approvvigionato negli anni il gruppo diretto da Fortunato S., 51 anni, trapanese trapiantato a Roma (anche lui in manette) già implicato in traffici di coca dal Venezuela, uomo d’onore imparentato coi Badalamenti di Cinisi, legato secondo gli inquirenti a famiglie molto vicine a mammasantissima come Matteo Messina Denaro e i Cuntrera-Caruana di Siculiana, stabiliti a Ostia. Oppure al sodalizio facente capo a Francesco Amendola, latitante, responsabile dell’acquisto di hashish e coca, il quale poteva contare pure su un canale autonomo tramite il barcellonese Daniel R. Tra le partite importate le 17 tonnellate di hashish trasportate sulla motonave Diana V bloccate nel dicembre ’99 al largo di Fiumicino; le 2,1 tonnellate di «neve» intercettate sull’«Irene» alle Canarie nell’aprile 2003 e gli 870 chili di «fumo» sequestrati 2 mesi dopo a Barcellona dalla polizia locale. Broker tra i sudamericani e gli italiani, il superlatitante Massimiliano Avesani, 44 anni (nell’84 protagonista d’un clamoroso furto di 2 miliardi in Svizzera ai danni del fratello del re Juan Carlos), già condannato con l’altro uccel di bosco, Marco Torello Rollero, 51 anni, per droga nell’89. Con Giuseppe Utzeri, con cui è ricercato per l’omicidio del narcotrafficante Rafael Lajiara (Spagna, 2003), operava in particolare in Venezuela e Marocco. A lui è riconducibile la «Marbel Travel» agenzia di cambi della Costa del Sol che funzionava da «lavatrice» per i guadagni illeciti. A occuparsi del riciclaggio erano soprattutto Renato C., 43 anni, residente all’Olgiata, e i fratelli Salvatore e Antonino P., originari di Gioia Tauro. Un buco nell’acqua, infine, il blitz nella lussuosa villa-bunker di Grottaferrata appartenente al braccio destro di Avesani.