Una rosa di candidati nel centrodestra, nessuno nel Pd

Era inevitabile. L’Ibramania contagia anche i Palazzi della politica. «Umberto Bossi? La sua candidatura a sindaco di Milano - ha spiegato ieri ad Affaritaliani.it Davide Boni, il presidente leghista del consiglio regionale - è simile all'arrivo di Ibrahimovic al Milan. Non puoi far giocare Borriello, con tutto il rispetto che ho per lui. Tradotto: nutro grande stima per Letizia Moratti, ma è ancora tutto da decidere». Al di là della metafora calcistica, appare ormai chiaro che tre indizi fanno una prova. Prima il capogruppo a Palazzo Marino Matteo Salvini, poi il vice-Formigoni In Regione Andrea Gibelli, adesso anche Boni. Quella della Lega non è solo una sparata. Né, come ha cercato di spiegare il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà solo un modo per alzare il tiro, «un sistema per negoziare su altre posizioni e penso al vicesindaco». Altro che vicesindaco. Ormai è chiaro che il Carroccio, visto anche il tentennare del Pdl, punta anche più in alto. «Bossi - assicura Boni - è il protagonista principale della politica italiana degli ultimi trent’anni». E Milano, per la Lega, è sempre Milano. Terra di conquista. Non dovesse arrivare il sindaco, le mani si allungano sul vice. «È naturale che o il sindaco o il vice spetti alla Lega». Il nome è sempre quello di Salvini. «Ha una grande esperienza - il via libera di Boni - E fa parte di quella classe dirigente che può ricoprire questo ruolo». Niente da fare, invece, per l’Udc. «È una forza di opposizione. Difficile andare d'accordo con un partito che a Roma fa in un modo e a Milano in un altro. Ma alla fine però decidono Bossi e Berlusconi». Che, di certo, stanno consultando i sondaggi e hanno in mano una rosa davvero ampia di possibili candidati. A partire dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, politico navigato, già della pattuglia degli «assessori intelligenti» di Gabriele Albertini, stoppato solo dalla presenza ciellina di Formigoni al Pirellone. Ma anche il ministro Maristella Gelmini (avvistati a Palazzo Marino alcuni suoi emissari) le cui doti di praticità tanto piacciono a Berlusconi. Che, però, apprezza anche le qualità di ideologo di Paolo Del Debbio. E non dimentica l’amico di sempre Fedele Confalonieri, un milanese doc che in molti sono certi avrebbe vita davvero facile in caso di candidatura. Senza dimenticare un cavallo di ritorno, ma sicuramente di razza come Albertini, fuoriclasse delle preferenze e dunque ancora nel novero dei papabili.
Tanti candidati e soprattutto tutti potenzialmente vincenti. Cosa che certo non si può dire del centrosinistra. Che ci ha provato con il presidente del tribunale Livia Pomodoro incassando un garbato ma secco rifiuto. Cercando poi di agganciare con una «bufala» sull’Unità, il giornale di casa, l’architetto Stefano Boeri. Prontissimo a smentire. Cosi come aveva già fatto il fratello e prestigioso economista Tito. Un purosangue da elezioni ce l’avevano, ma Filippo Penati il Pd l’ha immolato in una sfida impossibile a Formigoni la scorsa primavera. Col risultato che l’unico candidato in campo è l’avvocato rosso, quel Giuliano Pisapia che rappresentando l’ultrasinistra e i salotti buoni ha bruciato tutti candidandosi alle primarie. Seguito dallo storico socialista milanese Roberto Caputo. Il Pd tace, ma assicura che il candidato sarà presentato dal segretario Pier Luigi Bersani alla Festa dell’Unità. Il 19 settembre. Domani è già l’uno. Non c’è molto tempo. E, almeno per ora, a sinistra quello del candidato più che un rebus è un sudoku. Diabolico e irrisolvibile.