Rosa e Olindo disperati: presto la separazione

Dopo la condanna ieri la coppia ha potuto stare tre ore insieme. Ma a
breve lei potrebbe essere trasferita a Bergamo, lui a Opera. Intanto i
difensori preparano l’Appello: le dichiarazioni del tunisino
riaccendono la speranza. Romano commenta la sentenza: "Sapevo che mi avrebbero dato l’ergastolo, era chiaro come il sole"

Il primo giorno di cella dopo la condanna all’ergastolo ha qualcosa di speciale. Un momento lungo tre ore. Il doppio del solito. Olindo e Rosa ieri si sono visti, si sono parlati per lungo tempo. Agli inseparabili, al «quadrupede» come li ha definiti il pm Massimo Astori, è rimasto solo quello. L’incontro vis-à-vis, le carezze, qualche sorriso. Gli occhi di Rosa sugli abiti di Olindo, che non può più scegliere per lui, né lavare o stirare come vorrebbe. Lui che annuisce sempre, che borbotta e la guarda.

Mercoledì è archiviato. I «mostri» della strage di Erba hanno appreso la notizia della condanna solo in serata. Lei davanti alla tv, lui qualche ora più tardi. «Lo sapevo che mi avrebbero dato l’ergastolo - ha commentato con chi ha avuto modo di vederlo - era chiaro come il sole». Un sonno agitato per Rosa, rimasta in piedi davanti alla tv a guardare Matrix e Porta a porta, dicono i tre legali della coppia Luisa Bordeaux, Enzo Pacia e Fabio Schembri.

Poi un risveglio «normale», una giornata che trascorre come tutte le altre, con Olindo alle prese con evidenziatori e bricolage. Tutto come sempre, tranne che per quell’incontro che si prolunga, inaspettatamente, per il doppio del tempo. «Sono sereni, nonostante la condanna», dice la Bordeaux, «ci hanno ringraziato per quello che abbiamo fatto per loro». La scintilla che mercoledì li aveva illusi, secondo i legali, ha comunque acceso una piccola speranza. Quelle minacce ai genitori di Azouz, quelle dichiarazioni al di là del Mediterraneo («Quei due lì non c’entrano nulla con la strage») echeggiate in aula vanno approfondite, dice il collegio difensivo. Anche Olindo e Rosa ne discutono tra loro. «Perché non hanno indagato su quell’episodio?», si chiede Olindo, mentre Rosa annuisce. Già.

La cosa che più li ha meravigliati è che qualcuno, in Tunisia, abbia cercato in qualche modo di prendere le loro difese. «I genitori di Azouz - ha affermato Rosa - dovrebbero andare al Consolato e raccontare quello che è successo». Quel tentativo è andato a vuoto per la decisione del presidente della Corte d’Assise, Alessandro Bianchi, di giudicare «ininfluente» quel racconto fatto ai genitori di Azouz. Ma la speranza è rimasta accesa. Grazie anche ai dubbi che il tunisino, che nella strage dell’11 dicembre perse la moglie Raffaella e il figlio di due anni, Youssef, ha manifestato, tanto da rimettere in discussione la dinamica della strage ricostruita in aula dal pm Massimo Astori. Parole che Azouz si è lasciato sfuggire sul cellulare tra il Tribunale di Como e il carcere di Vigevano, salvo poi negare in aula. E non così convincenti da evitare che i giurati pronunciassero quella sentenza, «ergastolo», che tutti attendevano, a Como ed Erba, per lavare via l’onta della violenza di quella sera.

Dai sorrisi di circostanza si passa alla preoccupazione. Più che l’isolamento diurno, chiesto dal pm e confermato dalla Corte, che sarà applicato solo se la sentenza diventasse definitiva, c’è la paura della separazione. Altro che cella matrimoniale, come avevano più volte disperatamente chiesto. Rosa, dicono i legali, sa che presto potrebbe essere spostata in un altro carcere. È questo l’incubo della coppia. L’isolamento diurno sarà applicato solo se la sentenza diventerà definitiva. «Che cosa ci faranno? - è stata la domanda più insistente - Mi porteranno via le mie quattro cose? Non potrò più vedere l’Olindo?». L’avvocato Pacia, ieri come già in Aula, l’ha rassicurata: «Nessuno potrà negarvi questo diritto». A lei basta. Per ora. Anche se le dispiace, in caso di trasferimento, perdere quella consuetudine di incontri con le guardie, gli assistenti, gli psichiatri e gli psicologi. E con una volontaria che, pare, sembra aver stabilito con la Bazzi un rapporto speciale. Secondo le voci dal carcere, non ci sarà alcun trasferimento. Almeno, non a breve. Ma secondo le ipotesi circolate in queste ore il loro destino è segnato. Lei potrebbe andare a Bergamo, Olindo nel carcere milanese di Opera.

Per lo staff difensivo il lavoro non è finito, anzi. Chiusi nel loro studio a Como a lavorare sull’Appello, che dovrebbe tenersi tra circa un anno a Milano, i legali sono in attesa delle motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro il 24 febbraio. Poi ci sarà solo un mese di tempo.