«Rosa e Olindo volevano vendicarsi e far pulizia»

Olindo Romano e Rosa Bazzi l’avevano giurata a Raffaella Castagna. Volevano fargliela pagare,volevano vendicarsi. Per tornare a vivere tranquilli nel loro patologico rapporto simbiotico e far pulizia di intrusi come Raffaella, il marito Azouz e il piccolo Youssef che avevano alterato il loro equilibrio. È questo il parere dei giudici di Corte d'assise di Como che, il 26 novembre, hanno condannato all’ergastolo i coniugi di Erba ritenuti gli autori, nella corte di via Diaz, della strage più «efferata nella storia del crimine», come la definì il pm Astori nella sua requisitoria.
Nelle motivazioni della sentenza, depositate ieri dal collegio giudicante presieduto da Alessandro Bianchi, si legge infatti che «in quel teatro dell'assurdo è stato un ossessivo e pervasivo desiderio di vendetta, covato negli anni, il movente del triplice e spaventoso omicidio premeditato di Raffaella Castagna, del piccolo Youssef e di Paola Galli, mentre l’omicidio di Valeria Cherubini e il tentato omicidio di Mario Frigerio, assolutamente non premeditati, si sono aggiunti a quella sequela di atrocità solo perché, per una tragica coincidenza: la coppia dei vicini del piano di sopra si è trovata al momento sbagliato nel posto sbagliato». I giudici della Corte d'assise di Como sottolineano anche che quello di Olindo e Rosa è stato «un progetto atroce, vissuto come necessario e giusto per eliminare tutto ciò che agli occhi degli imputati poteva costituire una minaccia di quel loro equilibrio affettivo blindato e autosufficiente. Tant’è che non dimostrano alcuna sincera resipiscenza per quello che hanno fatto, sono totalmente privi di stimoli affettivi rispetto a tutto ciò che li circonda e sono capaci di reazioni emotive solo quando sono messi di fronte alla prospettiva per loro insopportabile, di dover fare a meno l'uno dell’altra».
Sfogliando le 274 pagine in cui vengono esposte le motivazioni, che hanno portato all’ergastolo per la strage dell’11 Dicembre 2006 si legge «che l’equazione delitto efferato-malato di mente è, secondo i giudici, destituita di ogni fondamento scientifico e frutto solo di uno stereotipo preconcetto. Gli accertamenti clinici in carcere, i colloqui avuti con gli psicologi hanno dimostrato come Olindo Romano e Rosa Bazzi abbiano agito avendo il pieno controllo delle loro facoltà mentali. Così come inverosimile è il racconto dei due imputati secondo il quale avrebbero confessato perché pressati dai carabinieri. E la loro seguente ritrattazione». «Calunnia a parte, scrivono i giudici, è contro ogni principio di ragionevolezza potere anche solo ipotizzare che due persone contemporaneamente scelgano di autoaccusarsi pur sapendo di essere innocenti. La profondità, ai limiti del patologico, del legame che lega i due imputati avrebbe, semmai, dovuto indurli a urlare la loro innocenza per riconquistare la libertà».
Tra i primi a commentare le motivazioni l’avvocato di Azouz Marzouk: «È una sentenza perfetta, esemplare e inattaccabile».