Rosa: «Una grande maratona che farà pace con i milanesi»

La missione è rilanciare la Milano city marathon. «I milanesi devono sentirla come immagine della loro città». Gabriele Rosa, il «dottor maratona», l’uomo che ha scoperto i keniani e che li ha portati a dominare le corse di mezzo mondo, è tra gli organizzatori della rassegna. Ha le idee chiare su come sarà l’edizione 2007.
Lo scorso anno ha rappresentato un passo indietro rispetto al passato, almeno per numero di iscritti. Sicuri che il 2007 sarà diverso?
«Certo. Abbiamo fatto alcuni errori che non ripeteremo. La data, il percorso, il testimonial: abbiamo già pianificato tutto per attenuare i fattori negativi».
Cominciamo dalla data: si torna a correre a dicembre?
«Sì, il 2 dicembre. La scelta di ottobre per il 2006 non ha dato buoni frutti. Molti corridori erano all’inizio della preparazione e non erano pronti per partecipare alla corsa. A dicembre, invece, la Milano city marathon sarà l’ultima corsa di una certa importanza in stagione. E tutti vorranno esserci».
Il calo di iscritti è imputabile solo al giorno in cui si corre?
«Beh, no. La verità è che a Milano la maratona è quasi sopportata. Il resto della città guarda la corsa come un ostacolo, un impedimento al traffico. L’anno scorso ci furono tanti episodi di podisti insultati, perfino minacciati dagli automobilisti. Ovvio che poi qualcuno rinunci a partecipare».
Il percorso cambia proprio per esigenze di viabilità?
«L’obiettivo è evitare le tensioni fra automobilisti e corridori. I blocchi saranno posti ad almeno cento metri dal tracciato, che seguirà un giro più largo per dare meno fastidio possibile».
Partenza in piazza Castello, arrivo all’Arco della Pace. Resterà una delle maratone più veloci al mondo?
«Sicuramente. Secondo me sarà addirittura più veloce di prima».
Il livello tecnico resterà alto?
«Mi auguro di sì. Sommando i tempi di uomini e donne la maratona di Milano è la più veloce al mondo: significa che vi partecipano alcuni tra i migliori atleti in circolazione».
Però Stefano Baldini non ci sarà più...
«Ha rinunciato ai Mondiali per le Olimpiadi. Credo correrà a New York, difficile venga a Milano».
Neppure come testimonial?
«Lo è stato per tre anni. Quest’anno abbiamo cambiato: il nostro uomo immagine sarà Umberto Veronesi».
Il famoso oncologo?
«Già. Lui certificherà quanto sia salutare il sacrificio fisico di una maratona. E poi stiamo cercando di coinvolgere altri soggetti, sportivi e no: Milan, Inter, Armani Jeans, personalità della società civile».
Perché uscire fuori dai confini sportivi?
«Vale per tutti un’equazione: una grande maratona è sinonimo di una grande città e di ottimi cittadini. Così si punta in alto».
Quanto in alto?
«Alle Olimpiadi. In tanti reclamano la candidatura di Milano ai giochi, ma se i milanesi non sono disposti neppure ad accettare una maratona all’anno...».