La Rosa nel pugno: l’assessore si dimetta

Non si può dire che non li avesse avvertiti, lei, Claudio Burlando il presidente della Regione e Giancarlo Cassini l’assessore alla Caccia, visto che agli atti può vantare uno sciopero della fame, 13 ore in aula a parlare da sola, enne più uno comunicati ufficiali. E così, adesso Cristina Morelli la capogruppo dei Verdi può dire a ragione: ve l’avevo detto. «Noi abbiamo avvertito più volte la giunta e il consiglio regionale che stavano infrangendo la legge di Bruxelles ma non ci hanno mai ascoltato» commenta infatti Morelli, e infierisce: «Compito degli amministratori dovrebbe essere rispettare le leggi, non inseguire le richieste di poco più di 1500 cacciatori. È il colmo che un governo di centrosinistra sia costretto a censurare una giunta dello stesso colore. Il governo sperava che la Liguria si fermasse, perchè aveva già una procedura di infrazione aperta, invece niente». A Bruxelles non è piaciuta la mossa della Liguria, spiega: «Sono infuriati perchè si sono sentiti presi in giro. La Liguria ha infatti approvato prima una legge con cui ha recepito la direttiva e due minuti dopo ne ha approvata una seconda, con la complicità del centrodestra, che le va contro». C’è anche la beffa, aggiunge, «perché c’è il rischio che vengano bloccati i fondi europei per l'agricoltura. E per giustificare la caccia ai fringuelli, la Ue pone come condizione la presenza di danni provocati da storni e fringuelli alle colture: danni che qui nessuno ha neppure verificato». Di più: «Credo che le procedure vadano avanti in parallelo, per cui non è sicuro che la decisione del Governo di impugnare la legge ligure riesca a disinnescare le sanzioni». Il tutto, segnala l’Enpa, sulla pelle, anzi sulle penne di oltre un milione e seicentomila uccelli, questo il dato delle vittime del 2005.
E ieri è stata la Rosa nel Pugno a chiedere le dimissioni dell’assessore Cassini, con il deputato Bruno Mellano e Alessandro Rosasco del Comitato nazionale di Radicali Italiani a segnalare come «la vicenda ligure probabilmente non ha paragoni con nessuna altra situazione in Italia: l’anno scorso la Regione ha approvato una legge che consentiva la caccia in deroga a due specie protette dalle normative europee: storno e fringuello. Ora ha per l’ennesima volta tentato il colpo: prima ha approvato una legge che in qualche modo sanava la procedura di infrazione, e due minuti dopo, votando una legge promossa dalla Lega Nord, apriva la caccia allo storno». Un «grossolano tentativo di beffare l’Ue» pur «di non dire no» ai cacciatori. Ergo: «Il risultato odierno dovrebbe far riflettere molto il presidente Burlando e l’assessore Cassini che, per decenza, dovrebbe rassegnare immediatamente le proprie dimissioni». Peccato che Cassini sia uno che ti risponde che non è lui a decidere, ma Burlando.