La Rosa nel pugno lo punge fino alla fine

da Roma

Sì al ministero delle Politiche comunitarie, a patto che l’Unione si impegni per i senatori della Rosa nel pugno. I radicalsocialisti hanno tenuto sulla corda Romano Prodi fino alla fine. Poi hanno detto sì, ponendo però una condizione grande come una casa. «Sono pronta - ha annunciato Emma Bonino in tarda serata - ad accettare il compito ministeriale che mi viene prospettato, se giungessero due elementi di chiarezza. Il primo è un impegno esplicito e serio sulla grave vicenda che vede esclusi da Palazzo Madama otto senatori regolarmente votati ed eletti dal popolo italiano. Il secondo è un elemento di chiarezza sulla presenza complessiva della Rosa nel pugno nella compagine di governo».
La leader radicale sarà quindi ministro alle Politiche comunitarie. Il dicastero attualmente guidato da Giorgio La Malfa, salvo sorprese, dovrebbe essere rafforzato da un’importate delega presa dal ministero per le Attività produttive, cioè il Commercio con l’estero fino a oggi guidato dal viceministro Adolfo Urso.
Regista delle trattative, fino alle battute finali, è stato il leader radicale Marco Pannella. Fino a ieri mattina Bonino era ufficialmente candidata alla Difesa poi la trattativa si è spostata sulle competenze di quel dicastero che, fino dall’inizio veniva indicato come il più probabile. I radicalsocialisti avrebbero voluto anche la delega alla cooperazione internazionale, sottraendola al ministero degli Esteri guidato da Massimo D’Alema. Ma l’esponente Ds, stoppato nella sua corsa al Quirinale anche dai no della Rosa nel pugno, ha rifiutato. Nella trattativa sono anche finite le richieste sui sottosegretari, soprattutto da parte della componente socialista.
La partita più importante per il partito nato dalla fusione dello Sdi resta comunque quella dei senatori. La Rosa nel pugno vuole che l’Unione si impegni affinché prevalga l’interpretazione della legge elettorale che gli permetterebbe di ottenere otto senatori, tra i quali lo stesso Pannella e Ugo Intini. Nei giorni scorsi anche il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi si era espresso a favore dell’interpretazione pro- Rnp. «È stato un segnale importate mentre l’Unione non ha speso una mezza parola» ha commentato il radicale Daniele Capezzone. L’esclusione dei radicali da Palazzo Madama per Bonino «è una grave ferita alla legalità costituzionale. Chiedo ufficialmente all'Unione e al suo leader di pronunziare al riguardo parole chiare ed impegnative».