«Rose di nomi per Rai e Consulta» A sorpresa la Lega apre a Orlando

I presidenti delle Camere Schifani e Fini tentano di sbloccare l’impasse: sedute convocate a oltranza per arrivare alle due nomine

da Roma

Una rosa di nomi. Anzi due liste di possibili candidati stilate rispettivamente da maggioranza e opposizione. Una formula magica escogitata per sbloccare l’elezione sia del presidente della commissione di Vigilanza Rai sia del giudice della Consulta.
Nomine attese da troppo tempo, tanto che lo stesso Giorgio Napolitano è intervenuto nei giorni scorsi per sollecitare il Parlamento ad assolvere ai propri doveri tra i quali appunto quello di scegliere chi dovrà ricoprire questi ruoli. Un appello prontamente raccolto dai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, che ieri hanno lanciato una sorta di ultimatum alle camere: o si trova l’accordo sui questi due nomi o si faranno sedute a oltranza fino a quando non si prende una decisione condivisa. Una minaccia concreta e che di fatto bloccherebbe l’attività legislativa. Sembra infatti che Fini e Schifani durante la riunione dei capigruppo congiunta abbiano usato toni piuttosto definitivi. Fini avrebbe definito «inaccettabile» qualsiasi veto nei confronti di una persona o di un partito ricordando che le nomine rappresentano un «obbligo istituzionale inderogabile».
Ecco quindi l’idea della doppia rosa di nomi sulla quale l’accordo sembrava essere stato ritrovato tra sinistra e maggioranza. «Non escludo nessun metodo purché ci porti da qualche parte», aveva detto pure Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato. La prima ad aprire uno spiraglio è stata la Lega Nord. Ma su un nome preciso: Leoluca Orlando. Su di lui, nessun veto, aveva assicurato il capogruppo del Carroccio alla Camera, Roberto Cota. Anzi la Lega, «Non pone veti ai nomi dell’opposizione». Poi, sulla proposta della rosa, i veti sono tutti caduti. Disponibili a far cadere i veti anche i capogruppo del Pdl alle camere, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto.
Ma a guastare subito l’apparentemente ritrovata serenità ci ha pensato Antonio Di Pietro che affila le armi della polemica contro il governo in vista della manifestazione organizzata da Italia dei valori sabato prossimo a Roma. Di Pietro respinge a priori l’ipotesi di una rosa di candidati. «L’Italia dei valori ha proposto Orlando e in alternativa c’è soltanto Leoluca». Insomma adesso toccherà agli alleati di Di Pietro cercare di ammorbidire le sue posizioni per arrivare a una soluzione prima della prossima capigruppo già fissata per martedì.
Anche perché, osservano proprio dal Pd, se l’ex magistrato rifiutasse addirittura di proporre anche una rosa di nomi tutti provenienti dal suo partito come per l’appunto è intenzionata a fare l’opposizione, sarebbe chiaro che non gli interessa affatto far eleggere Orlando ma soltanto alzare il tono della polemica per restare sulla cresta dell’onda come unico oppositore del supposto «regime».
E pure in zona Udc starebbe salendo il malumore nei confronti di Di Pietro. La rosa, fanno notare i centristi, finirebbe proprio per favorire la candidatura di Orlando. Insomma sarebbe l’impuntatura dell’ex magistrato di Mani pulite a congelare di fatto la nomina di Orlando. Oltretutto per Orlando sarebbe già pronto il via libera anche da parte del centrodestra se sul fronte della Consulta si aprissero le porte a Gaetano Pecorella.