Rose per non dimenticare la tragedia di via Lomellina

Cinque mesi fa morirono 4 persone. Ieri i residenti hanno voluto ringraziare tutti i milanesi che li hanno aiutati

Via Lomellina in una domenica pomeriggio di blocco totale della circolazione è una strada deserta, tranne in un punto. Tra il civico 7 e 9 ci si deve addirittura spostare nella corsia opposta per poter transitare: la carreggiata, ristretta da lavori ancora in corso, è affollata da intere famiglie. Si ammucchiano tutti attorno a un tavolo che ospita tre vasi colmi di rose rosse e gialle, quel che resta dei 500 fiori offerti dall’Associazione grossisti fiori e piante e dall’Unione commercianti. «Siamo qui dalle 10 fino alle 18 per offrire una rosa a tutti i milanesi che non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno economico e un affetto sorprendente, dall’esplosione del 18 settembre - racconta una donna che è cresciuta in un appartamento ora sventrato -. Il Comune aveva aperto un apposito conto corrente e tutta la città ha donato qualcosa. Con quei soldi siamo riusciti a coprire 35mila euro di debiti pregressi». Non solo storie di sostegno finanziario, tutti parlano di vicini che hanno regalato coperte, mobili usati, stoviglie, alimenti e accoglienza a famiglie di colpo ritrovatesi senza un tetto sopra la testa. Un modo per mostrare la propria vicinanza a persone sconvolte dal suicidio di Esmeralda Sfolcini che, facendo esplodere il suo appartamento saturo di gas, aveva provocato la morte di altri tre inquilini, tra cui un bambino di sette anni.
Varcando la soglia del cortile della palazzina, lo sguardo corre al sorriso di famiglie che, indicando appartamenti sventrati, riescono a sorridere e a offrire ai passanti panettone, caffè e vin santo. «Le preoccupazioni sono ancora tante, a cinque mesi di distanza. Ma tutti si sono adoperati in nostro soccorso» raccontano. «Tempo fa ci infastidiva che la gente entrasse in cortile a curiosare - puntualizza un uomo che è tornato ad abitare nel palazzo - ora apriamo le porte alla città perché tutti possano rendersi conto dell’importanza del sostegno che hanno offerto». Gratitudine anche nei confronti delle istituzioni che non si sono risparmiate per trovare da subito un alloggio a ognuna di queste 81 famiglie in alberghi, residence, case comunali. Alcuni vivono ancora in case pubbliche a canone concordato.
E intanto ci si adopera con mercatini e sottoscrizioni a premi per racimolare i soldi che ancora mancano, mentre alcuni editori si offrono di stampare gratuitamente i diari scritti per raccontare, per esorcizzare la paura di quel giorno che nessuno ha dimenticato.