Rose sbanca il Volvo Masters e balza sul tetto d’Europa

È lui il giocatore del momento, almeno per quanto riguarda il Vecchio Continente. È Justin Rose ventisettenne inglese salito agli onori della cronaca quando nel 1998 all’età di 17 anni ed ancora dilettante arrivò quarto all’Open Championship. Passò al professionismo subito dopo ma forse, troppo giovane, ha sofferto anni per maturare passando dal Challenge Tour - con poco successo - prima di ritrovare la giusta fiducia nei mezzi e nella sua innata classe. Emigrato, quasi a tempo pieno, negli Stati Uniti il ragazzo di quel lontano Open è via via maturato sino ad arrivare ai primi successi sul Tour europeo e ai più che buoni piazzamenti su quello americano. Adesso - domenica scorsa - gli anni di impegno e di sacrifici hanno finalmente premiato il ventisettenne, nato a Johannesburg da genitori inglesi lanciandolo definitivamente nell’orbita dove gravitano i campioni veri. Justin Rose ha vinto sul «tremendo» percorso di Valderrama in Costa del Sol, il Volvo Masters, torneo finale del Tour europeo che vede ai nastri di partenza i migliori 60 della stagione. Justin si è imposto dopo - onestamente - aver sofferto non poco. Già nelle posizioni di testa nella prima giornata, Rose è andato al comando nel secondo giro tallonato soprattutto da Padraig Harrington, l’irlandese vincitore quest’anno dell’Open Championship ed in seconda posizione nella corsa all’ordine di merito davanti - per soli 650 euro - a Justin Rose e alle spalle del campione sudafricano Ernie Els.
Rose nel terzo giro portava a quattro il suo vantaggio sul connazionale Simon Dyson e lo stesso Harrington. Rose teneva bravamente in mano la situazione sulle prime nove buche del giro finale dove girava la boa con un vantaggio di 5 colpi sul più diretto avversario. Poi il giovane inglese sentiva la tensione del momento e tutto quanto la posta in palio rappresentava per il suo immediato futuro. Incappava in due gravi errori alla buca 11, si disuniva perdendo altri colpi nelle buche successive, mentre Kjeldsen soprattutto e Dyson recuperavano colpi su colpi sino a riprendere il fuggitivo. Ad aggravare la situazione per Rose, il colpo «miracolo» del torneo e forse anche dell’anno da parte di Graeme McDowell che alla famosa buca 17 imbucava il secondo colpo da 160 metri per un albratros 2 (da buca in par 5) e lo rimetteva in corsa insieme a Dyson e Kjeldsen, mentre Harrington già in precedenza aveva «mollato» in qualche modo la rincorsa al leader delle 54 buche. McDowell, carico di adrenalina, incappava in un doppio bogey sull’ultima buca ed usciva di scena. Kjeldsen terminava con un bogey per un totale di un colpo sotto il par per le 72 buche. Dyson e Rose ultimi due giocatori in campo anch’essi a meno 1 tenevano il birdie alla 17 ma poi perdevano entrambi un colpo alla 18 e si ritrovavano al fianco del danese.
Play off a tre con Rose, un po’ abbattuto ma già felice di aver fatta sua almeno la palma di miglior giocatore europeo dell’anno. Il giovane inglese alla seconda buca di spareggio infilzava con un birdie i due avversari e portava a casa il secondo trofeo in palio a Valderrama ed una prima moneta di 660mila euro. Buona la prestazione del nostro Francesco Molinari che ha terminato in 18ª posizione.
Anche negli Stati Uniti la stagione ufficiale è arrivata al termine con la disputa a Laks Buena Vista in Florida del Children Miracle Network Classic. La vittoria ha arriso a Stephen Ames quarantatreenne nativo di Trinidad e Tobago ma che ora batte bandiera canadese.