Rosetta e la fragilità umana

Quando un'ondata di suggestioni si compenetra nell'animo sensibile di un artista, un vortice di emozioni e di sensazioni straordinarie travolge il pubblico risuonando nell'intimità di ogni spettatore. Con Rosetta fu, presentato in prima milanese oggi dalla compagni torinese Liberamenteunico, si inaugura il Festival Presenze.1 che, in scena fino al 24 maggio al Teatro Filodrammatici, offre ad alcune compagnie una vetrina importante allestita da lavori scelti per chiarezza tematica, ritmo narrativo e importazione visiva; 6 spettacoli in tutto, di compagnie attente alla sperimentazione di nuovi linguaggi, con l'obiettivo di studiare e raccontare la contemporaneità.
È Barbara Altissimo a firmare lo spettacolo di teatro danza Rosetta Fu che porta sulla scena i vari colori della fragilità umana, andando a scavare nella quotidianità e nelle esperienze universali dell'uomo. «Non lavoro per scelta commerciale: quando ho l'urgenza di raccontare qualcosa, quando sento dentro di me una necessità creativa, mi concentro e dedicandomi intensamente alla ricerca di suggestioni dall'esterno: mi metto a disposizione dei flussi di energia che ricevo».
Pareti bianche, sedie rustiche dipinte di bianco, rose bianche che emanano profumi intensi capaci di evocare immagini di purezza, di trasparenza, di delicatezza: su questa scena bianca prende vita la fragilità umana. «Lo spettacolo nacque nel 2003 e venne rappresentato per la prima volta in un mulino dove in ogni angolo vi era farina. Ora la farina è "entrata" nello spettacolo, e man mano che sviluppavo le idee per perfezionare la messinscena, mi sono accorta che il colore che veniva a cercarmi continuamente era il bianco».
Rosetta non è una donna; quando l'uomo è vittima di un abbandono, è protagonista di un innamoramento, è colpito dalla paura, ecco che il suo corpo viene rivestito da questa pellicina trasparente. Questa pellicola è Rosetta, ovvero la fragilità che rende gli uomini più vulnerabili, più sensibili, ma anche ridicoli agli occhi degli altri, e anche di se stessi. «Sulla scena si alterneranno nove attori che, attraverso differenti linguaggi, evocheranno questa condizione. Dopo aver calcato a piedi nudi un tappeto di rose bianche godendo da un lato del piacere e della bellezza del fiore e dall'altro soffrendo per le spine, gli interpreti saranno protagonisti di numerosi quadri come la donna che cucina e chiede al proprio marito, con una cantilena, di non essere mai abbandonata».
Rosetta Fu
Teatro Filodrammatici
16 e 17 maggio
Info: 02.36595671