Rossa in festa, Rossi no «Stoner un mio fan? Allora ho vinto anch’io»

Valentino fra delusione e ironia: «Volevo rinviargli il brindisi» Poi Casey lo cita fra i suoi idoli nella t-shirt celebrativa del titolo

da Motegi

A Loris Capirossi la vittoria, a Casey Stoner il titolo mondiale: è il trionfo della Ducati in casa dei giapponesi. Una leggendaria doppietta che trasforma il Gp del Giappone nel «Ducati-Day», in una giornata che rimarrà a lungo scolpita nelle pagine della storia di questa piccola Casa - se confrontata con i colossi Honda e Yamaha - capace, in sole cinque stagioni, di arrivare al mondiale della MotoGP, dopo aver vinto di tutto e di più in Superbike (26 titoli). «È la migliore dimostrazione dell'eccellenza Ducati» si gode l'incredibile momento Gabriele Del Torchio, amministratore delegato dell'azienda di Borgo Panigale, un migliaio di dipendenti, 110 dei quali impegnati nel reparto corse. E così, 33 anni dopo i successi della MV Agusta, il titolo piloti della MotoGP viene conquistato da un australiano in sella a una moto italiana. E a breve arriverà anche il mondiale costruttori, perché alla Ducati mancano solo sei punti per chiudere matematicamente anche il campionato Marche.
«Quest'anno la differenza l'ha fatta Stoner» è il riconoscimento di Livio Suppo, il responsabile del progetto MotoGP. In parte ha ragione, ma se in questo trionfo straordinario c'è tanto di Casey, non si possono dimenticare i meriti della velocissima Ducati e delle eccezionali gomme Bridgestone, capaci in più di un'occasione di dominare. Come hanno fatto a Motegi, in una gara iniziata con la pioggia e finita con l'asfalto asciutto, con i piloti costretti a rientrare ai box a cambiare moto e gomme, in una sorta di pit stop stile F1. Con la pioggia, è stato Daniel Pedrosa il più veloce a prendere il comando, subito però rimpiazzato da un aggressivo Melandri, con Stoner secondo e Rossi sesto. Ma con il progressivo asciugarsi della pista, Valentino ha cominciato ad andare sempre più forte e Casey più piano, fino al sorpasso avvenuto al tredicesimo giro.
«Con l'asfalto metà asciutto e metà bagnato - ripercorre la gara il pilota della Yamaha - ero il più veloce e quando ho passato Stoner, mi sentivo bene, ero sicuro di potergli arrivare davanti e tenere ancora un po' aperto il mondiale». Ma quando l'asfalto si è asciugato completamente, i piloti, chi prima e chi dopo, sono stati costretti a rientrare ai box: Stoner l'ha fatto al 14° giro, Rossi in quello successivo. Ma quando ha cominciato a spingere con le gomme da asciutto, Valentino ha solo rischiato di cadere. «Abbiamo montato una gomma da asciutto intagliata, che in passato si era sempre comportata bene. Ma alla terza curva, quando ho piegato a sinistra, ho avuto la sensazione che la moto andasse a destra, come se la gomma fosse sgonfia. Sono tornato ai box, ma era tutto regolare e così ho cercato quantomeno di finire la gara».
L'ha fatto in 13ª posizione, troppo staccato dal sesto posto di uno Stoner in difficoltà, ma comunque in grado di portare a casa il titolo. «Sapevo che sarebbe stato difficile rinviare la festa di Casey, ma così lascia l'amaro in bocca. Sono molto amareggiato per com’è andato il week end... Mi dispiace molto per i miei tifosi e per tutte le persone del mio team. Però congratulazioni a Loris e, soprattutto, a Casey campione del mondo».
A vincere, per il terzo anno consecutivo a Motegi, è così stato il primo a rientrare ai box e a sostituire le gomme, Capirossi, che ha messo fine a un periodo durissimo. Poi tutti a festeggiare il nuovo campione del mondo, che sulla maglietta celebrativa ha ringraziato pure Rossi. «Fa piacere che un mio tifoso abbia vinto il titolo... vorrà dire che questo mondiale è anche mio a metà» commenterà Valentino. Già, Valentino, sconfitto per il secondo anno consecutivo. Non gli era mai successo.