La Rossa volante dalle maratone alla slitta

Francesca Porcellato a due anni finì sotto un camion: diventò paraplegica. Ha vinto 10 medaglie nei giochi estivi, ora prova nel fondo

Alessandro Parini

da Torino

La «Rossa Volante» esordirà domani. Felice e contenta come una pasqua. Sul suo slittino quasi nuovo, comprato lo scorso autunno quando si è messa in testa che valeva la pena provare a qualificarsi per Torino 2006. Ce l’ha fatta e adesso chi la ferma più? «Le avversarie che andranno più forte di me», ammette con realismo. Per lei e per tutti, in ogni caso, è già un successo esserci. Francesca Porcellato è veneta, ha 35 anni e la neve l’ha scoperta relativamente da poco tempo. Lo sport, invece, è la sua vita. In pista e su strada ha già fatto vedere ciò di cui è capace: dieci medaglie (di cui due d’oro) raccolte in cinque edizioni della Paralimpiadi estive, record mondiale di maratona segnato nel 2004 a Padova, ogni genere di podio frequentato con l’idea di tornarci il prima possibile: «Pratico sport agonistico da quando avevo 17 anni – racconta -. Sono diventata paraplegica dopo essere stata presa sotto da un camion all’età di due anni. Siccome, crescendo, avevo sempre desiderato correre, ho cominciato ad allenarmi per conto mio con la carrozzina e poi mi sono iscritta a una società sportiva per disabili».
Cominciando a vincere, a girare il mondo e a divertirsi. Fino ad Atene 2004. «Quando mi sono presa tre mesi di pausa. Avevo bisogno di staccare la spina per un po’ e, in quel periodo, mi venne proposto di provare con lo sci di fondo: la neve per me era un sogno, considerate le difficoltà che un disabile ha nel godersi certi aspetti della natura. Ho provato, mi sono innamorata subito di certe sensazioni e ho deciso di insistere».
Adesso, Torino: «Ho cominciato a crederci quest’inverno. Del resto, non ero a digiuno di preparazione fisica avendo corso nove maratone la scorsa stagione: tra atletica e sci di fondo, le somiglianze sono parecchie». La fatica non l’ha spaventata, i ritmi di allenamento nemmeno: 60-70 km al giorno in strada con la carrozzina, più due-tre sedute in palestra alla settimana. «A Valeggio sul Mincio, dove abito, abbiamo una pista ciclabile molto lunga e questo mi permette di allenarmi al meglio. Ogni tanto sfrutto anche le colline circostanti per variare il percorso e abituarmi a tutte le condizioni. Piuttosto, ho dovuto migliorare la tecnica di spinta sulla neve. Per me fare sport è il massimo della vita: mi sarei accontentata di praticarlo, invece ho vinto tutto quello che c’era da vincere e girato il mondo».
Una pioniera dello sport per disabili, così si definisce la Porcellato: «In tanti anni di cose ne sono cambiate parecchie e in meglio, anche se molto resta da fare: il costo dello slittino e degli sci, per esempio, è tutto a carico degli atleti e si parla di migliaia di euro che solo grazie ad alcuni sponsor è possibile sostenere. A questi Giochi, in ogni caso, gli italiani che saliranno sul podio intascheranno la metà dei soldi presi dai normodotati: 70.000 euro per l’oro, 35.000 per l’argento e 20.000 per il bronzo. Siamo sulla strada giusta e invito tutti i giovani con menomazioni ad avvicinarsi allo sport: bisogna concentrarsi su quello che è rimasto e non su quello che non c’è più, altrimenti non si va da nessuna parte».