Rossana in lotta con il Fisco che la vuole «morta dal ’78»

La prima e ultima volta che quelli del Fisco l’hanno vista sono rimasti impietriti: la signora Rossana Cardani era viva. Sì, davanti allo sportello dell’anagrafe tributaria di via Manin c’era lei, Rossana Cardani, classe 1946, in carne e ossa. Sorpresina mica male per gli impiegati: infatti, digitando nel cervellone il codice fiscale CDRRSN46P64I688Y risultava «Cardani Rossana, deceduta in data 14/11/1978».
Avete letto bene, per il fisco Rossana Cardani è «deceduta» da ventotto anni. Che, guarda un po’, 10.220 giorni dopo la sua presunta morte pretende gli sia restituita la sua esistenza. Che, altra sorpresa, non gli può però essere più ridata: «Mi hanno liquidato sostenendo che che sono “incapaci” di risolvere il problema». Quisquilia della serie, se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. «Amaramente» aggiunge Rossana che da quando ha scoperto «casualmente» di essere morta soffre di insonnia e guarda avanti a sé con mille e più paure.
Difficile non condividere lo stato d’animo che l’accompagna dalla fine di dicembre, quando, racconta, «il medico di famiglia, il dottor Roberto, mi ha telefonato per avvertirmi che nel suo elenco dell’Asl appena recapitatogli, io figuravo come morta». Peccato che il dottor Roberto «m’avesse visitato neanche una settimana prima esclamando “sei il ritratto della salute”». Be’, in salute ma «morta» per l’Asl e così, Rossana, dopo l’avviso del suo medico, si reca con un certa urgenza in via Andrea Doria: «Allo sportello si sono resi conto della svista e, oplà, in quattro e quattr’otto hanno rimediato, con tanto di tessera sanitaria provvisoria che riporta come codice dell’assistito quello 072XJ046 già assegnatomi in passato».
Un errore, una «svista» come può capitare, pensa Rossana. Che con in tasca la sua tessera sanitaria provvisoria comincia però a porsi una domandina: «E se non fossi morta solo per un tasto digitato per sbaglio da un impiegato dell’Asl?». Riflessione: «Sa, in tv ho visto che è facile perdere la propria identità. Vabbè, era un film, ma, ragazzi, che mare di guai». E così Rossana va all’anagrafe del Comune di Milano, un’oretta d’attesa e in mano ha un certificato di esistenza in vita dove la vigilia della Befana il sindaco certifica che «Cardani Rossana nata il 24/0/1946 a Sesto Calende, atto n.79P1 è in vita».
Tutto a posto, quindi, in data 5 gennaio? Non proprio, Rossana scopre che all’Asl quell’elenco dei pazienti è fornito dalla Regione Lombardia che, a sua volta, lo riceve dal ministero dell’Economia e delle Finanze. «Mi assale l’angoscia, vuoi vedere che a volermi morta è il ministro Tommaso Padoa-Schioppa?». La risposta è nel cervellone del civico 3 di via Manin, dove «non solo sostengono la mia surreale posizione, ma addirittura dalle pratiche risulta persino un atto di successione». Cardiopalma: il medico tiene d’occhio la pressione, la figlia Sonia l’invita a passare qualche giorno di riposo a Stresa e le vicine di casa, scala F del civico 7 di via Camerini, offrono solidarietà e camomilla a go-gò.
Ma il problema resta, «sono casalinga, sono a carico di mio marito e pago regolarmente tutte le bollette a me intestate: ma per quelli là, io, sono morta nel 1978, due anni prima che nascesse mia figlia». Che aggiungere? Una storia da Mattia Pascal capovolto, messa nera su bianco in una raccomandata a/r indirizzata al ministro Tommaso Padoa-Schioppa e con una bolletta dell’Inail da pagare che giace sul tavolo della cucina. Ah, è l’assicurazione vita intestata alla morta.