La Rossanda strapazza Fassino: indecente l’ inciucio che ha tentato

Fassino: la soluzione Napolitano è il riconoscimento della storia del Pci

da Roma

Rossana Rossanda strapazza Piero Fassino e dà un bello scossone pure a tutta la Quercia. È una ragazza del secolo scorso e forse proprio per questo non esita a parlar chiaro e a marcare la profonda distanza tra la sua idea di politica e le mosse del primo partito del centrosinistra per l’elezione del capo dello Stato.
Dalla prima pagina del manifesto la Rossanda proclama il suo disagio e la sua disapprovazione, nel metodo e nel merito, per l’appello che il segretario diessino ha lanciato sabato scorso dalle pagine del Foglio di Giuliano Ferrara. Fassino in sostanza aveva offerto il calumet della pace al centrodestra, dichiarando finita la guerra con Silvio Berlusconi, al quale chiedeva appoggio per mandare il presidente ds Massimo D’Alema al Quirinale.
Fassino metteva nero su bianco anche precise garanzie, quattro in tutto: se il governo entra in crisi si va alle elezioni; niente cortocircuiti tra giustizia e politica; ricerca di grandi intese in politica estera; confronto sulle riforme istituzionali. Fassino poi elencava tutti i motivi per cui D’Alema può piacere molto anche alla destra che però coincidono esattamente con i motivi che lo rendono inviso alla sinistra cosiddetta radicale: la Bicamerale, la partecipazione alla missione in Kosovo, il rifiuto di demonizzare il centrodestra.
Poteva la Rossanda tacere di fronte a un palese tentativo di inciucio? Naturalmente no: per lei l’ascia di guerra non è mai stata sotterrata. La proposta indecente di Fassino non soltanto fa infuriare la fondatrice del manifesto ma si trasforma in un autogol visto che ottiene il risultato contrario di quello che si era prefissato Fassino: invece di convincere il centrodestra a sostenere D’Alema finisce per indurre pure il centrosinistra a scartarlo.
Le proposte lanciate da Fassino sul Foglio vengono definite sul manifesto «un mercato del tutto illecito». La Rossanda prima di tutto chiede con veemenza chi abbia autorizzato Fassino «a garantire alla destra che il “suo” presidente non permetterà interferenze fra giustizia e politica, che è come dire che queste ci sono state, tesi prediletta di Berlusconi e Previti?».
Ma non basta. La Rossanda si chiede pure come Fassino abbia potuto sentirsi autorizzato a promettere «convergenza con il centrodestra in politica estera» definendo Bush, Rumsfeld e Tony Blair «una banda di dementi». Oltretutto, aggiunge, come già scritto da Valerio Onida sul Corriere della Sera «come può impegnarsi il nuovo presidente della Repubblica a sciogliere le Camere in caso di crisi di governo, essendo lo scioglimento il solo ma assoluto atto del quale sta a lui a decidere la convenienza e i tempi?».
Certo la Rossanda sa che Fassino non ha agito da solo ma con l’avallo del suo partito e il silenzio-assenso di Romano Prodi. Dunque, osserva, il presidente che verrà eletto, chiunque sia, avrà questo mandato dai Ds. «Ci sono dei limiti di decenza - conclude la Rossanda - che è pericoloso superare».