Rossella: mai preso ordini né da Agnelli né da Berlusconi

L’ex direttore del Tg5 respinge le accuse: macché concertazioni ho fatto soltanto il mio lavoro

da Roma

«Primo: non ho mai concertato niente con nessuno. Secondo: nessuno mi ha mai chiamato per concertare alcunché. Terzo: tutto quello che ho fatto nello svolgimento della mia professione l’ho fatto in completa autonomia tanto con l’editore Agnelli quanto con l’editore Berlusconi».
Carlo Rossella, presidente di Medusa Film e direttore del Tg5 da novembre 2004 allo scorso luglio, è stupito dalle ricostruzioni giornalistiche basate sulle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura di Milano e relative a un’ipotetica alleanza Rai-Mediaset per ammorbidire la presentazione dei deludenti (per la ex maggioranza) risultati delle amministrative 2005. «Non capisco questa canizza - aggiunge - e non capisco perché si faccia tanto rumore per nulla».
Presidente, la criticano per aver parlato, in qualità di direttore del Tg5, con il direttore di Raiuno Del Noce e con l’ex direttore del Tg1 Mimun.
«Conosco Fabrizio Del Noce da 40 anni, eravamo compagni di Università. Non potevo parlare con lui? Con Mimun, invece, non ho mai concordato nulla. Ma tutti i direttori parlano di politica tra loro».
Eppure la parola più utilizzata nel dibattito politico di ieri è «concerto».
«Questo vocabolo, “concerto”, non mi appartiene. Non sono né un pianista né un violino solista. E, quindi, non sta né in cielo né in terra questa definizione».
L’interpretazione che è stata data alle intercettazioni non è perciò autentica.
«Ho espresso più volte questa posizione quando commentai il caso D’Alema: in Italia quando si parla al telefono è meglio parlare come se ci si trovasse in uno Stato dittatoriale».
Allora, ripetiamo la domanda come farebbe il vecchio Kgb: resta il fatto che lei ha interloquito con Del Noce e con Mimun.
«Il rapporto con Del Noce e con Mimun non riguarda il mio lavoro. Ho avuto più volte Silvio Berlusconi come editore e non ho mai ricevuto telefonate nelle quali mi si dicesse di ritardare la pubblicazione di una notizia. I redattori con i quali ho lavorato mi avrebbero certamente chiesto spiegazioni e, soprattutto, se un giornale non dà conto di un evento, lo fa un altro».
Si può ipotizzare, secondo lei, il motivo per il quale è esploso questo caso?
«Panna montata per danneggiare quel clima di dialogo che si stava creando tra il nascente Partito della libertà e il Partito democratico».
Pensa anche lei come l’ulivista Giulietti che la Rai sia diventata un «satellite» di Mediaset?
«La Rai è governativa per vocazione. Non è un caso che a ogni cambio di governo cambi il direttore del Tg1. La Rai è la dannazione di tutto e di tutti».
E del susseguente rilancio della riforma Rai e del conflitto di interessi da parte del centrosinistra che cosa dice?
«Questa menata serve per attizzare il clima di sospetto nei confronti di Berlusconi. Chi ha lavorato con lui sa che non c’è mai stata concertazione di alcunché. È un riflesso condizionato che hanno dal 1994 e che non li ha portati da nessuna parte. Agli italiani del conflitto di interessi non importa nulla, a loro interessa come arrivare a fine mese».
Quindi lei, durante la sua direzione del Tg5, non ha mai ricevuto pressioni di nessun tipo?
«Chiamo a testimoniare i redattori. Avevo la scrivania dentro la redazione e i colleghi sentivano le mie telefonate. Ho sempre avuto un comportamento trasparente».