ROSSELLINI E IL RADIONEOREALISMO

In fondo non è nient’altro che neorealismo. Anzi, per la precisione, radioneorealismo. È già tutto scritto nel titolo del ciclo di Alle otto della sera iniziato a Ferragosto e in onda sino al 9 settembre, tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 20 alle 20,30 su Radiodue: La vita avventurosa di Roberto Rossellini, si chiama, ed è firmato da Maurizio Giammusso, con la regia di Giancarlo Simoncelli.
E, in effetti, ne esce un ciclo perfettamente in bianco e nero, ai confini del seppia. Un ciclo che meritoriamente riesce a regalare a chi ascolta tutte le atmosfere della straordinaria stagione del cinema italiano incarnata da Rossellini. Ma anche un ciclo che, dal punto di vista stilistico, è degno di quell’epoca: un po’ lento, un po’ carente di ritmo. In una parola, un ciclo in bianco e nero. Ma chi segue Alle otto della sera, soprattutto nell’ultima stagione radiofonica, lo sa: il ritmo troppo lento e un po’ troppo scolastico è un po’ la cifra stilistica della trasmissione inventata da Sergio Valzania per regalare un’alternativa all’informazione dei telegiornali e ai quiz dell’ora di cena.
Eppure, nonostante i difetti ormai congeniti di Alle otto della sera, Rossellini è un personaggio talmente forte da reggere comunque benissimo un ciclo, come forse potrebbero fare solo Fellini e Visconti. Perché, come ricorda bene Giammusso, Rossellini è contemporaneamente l’amante di Anna Magnani e il marito di Ingrid Bergman, l’intellettuale impegnato e il viveur che non riesce a prescindere dalle Ferrari. E, sinceramente, tutta la parte rosa della vita del regista è di gran lunga la più affascinante, soprattutto d’estate: quando il racconto di Giammusso si fa più lieve e, in un certo senso, più guardone, più curioso, più pettegolo, immediatamente il ritmo sale e la trasmissione si fa più veloce, più intrigante, più adatta all’ascolto a tavola davanti a un piatto di caprese.
Ovviamente, l’autore non si limita a raccontare la vita e le opere di Rossellini, ma porta in radio anche le testimonianze dirette, forse la parte più interessante del ciclo: pensieri e parole di Renzo e Marcella, i due fratelli di Roberto che hanno lasciato scritto nei cassetti il loro ricordo. E proprio Renzo regala una delle più interessanti frasi della biografia radiofonica di Roberto, spiegando che suo fratello non aveva alcuna intenzione di fare il regista, ma che a spingerlo dietro la macchina da presa fu una ripicca per Assia Noris, che lo aveva lasciato per Mario Camerini, lui sì regista. E proprio questa potrebbe essere una chiave di lettura della frase che è quasi il testamento spirituale di Rossellini: «È tempo che denunci l’errore fondamentale commesso nei miei riguardi: non sono un cineasta!».
Ecco, anche solo per raccontare un uomo ricco di paradossi e povero di certezze, La vita avventurosa di Roberto Rossellini non è un ciclo inutile di Alle otto della sera.