Rossi addio, il pallone perde il commissario

La malcelata stizza del presidente del Coni Petrucci: «Ho saputo tutto dalle agenzie». I due avevano un «vertice» martedì a Roma. Come sostituto si fa il nome di Gamberale

Franco Ordine

A furia di frequentare gli spogliatoi del mondiale e di ascoltare rapito le relazioni di Marcello Lippi, il professor Guido Rossi è diventato un maestro del contropiede. E alla sprovvista ha preso tutto lo sport italiano oltre che il calcio, spiazzati dalla sua decisione di scendere in corsa dal treno della federcalcio e di saltare sul predellino della Telecom. Gianni Petrucci, presidente del Coni, il dirigente che si è generosamente speso nelle ultime ore per difendere il suo operato dagli attacchi concentrici (Matarrese & C.) partiti dagli avamposti nuovi del calcio italiano, è rimasto senza parole. «Ho appreso la notizia dalle agenzie di stampa» ha fatto sapere con un retrogusto di evidente amarezza e delusione nella frase offerta ai giornali. Si può capire tutto ma una telefonata, una sola, breve e tempestiva, avrebbe salvato la forma oltre che il futuro del rapporto personale. E invece Petrucci, desolato e anche un po’ stizzito, si è limitato a invocare il tempo necessario di un colloquio diretto per esprimere un giudizio sulla complessa vicenda e ipotizzare lo scenario successivo. I due avevano tra l’altro fissato da tempo un vertice per martedì prossimo a Roma: il professor Rossi si sarebbe presentato dinanzi alla giunta del Coni, al Foro Italico, per riferire sullo stato di avanzamento dei lavori in federcalcio e in particolare sulle riforme dei regolamenti che sono poi, finita l’emergenza di moggiopoli, la parte più importante e impegnativa dell’impresa. Quella relazione non ci sarà, sarà rimpiazzata dalla presentazione del suo successore.
In contropiede, al pari di Petrucci, sono stati presi anche gli uffici della federcalcio in via Allegri e i due vice-commissari che col giurista milanese hanno avuto in questi mesi contatti quotidiani, l’avvocato Paolo Nicoletti e Demetrio Albertini, l’uomo di calcio schierato in prima fila per gestire le vicende tecniche. Il primo, in volo da Roma a Milano, ha appreso dello sviluppo clamoroso all’arrivo a Linate, in tarda serata; il secondo si è messo in contatto con l’abitazione privata del professor Rossi chiedendo di potergli parlare al telefono, al rientro dalla riunione in Telecom. Sono stati i primi a chiedere lumi, sono i maggiori interessati ai cambiamenti che verranno.
L’uscita di scena di Guido Rossi, nuovo presidente di Telecom, è inevitabile: la società, quale azionista di La7, ha acquistato i diritti di numerose società di calcio per il digitale terrestre. Uno studioso dell’anti-trust come Rossi non può prestare il fianco a scontate e feroci polemiche. Il conflitto d’interesse sarebbe gigantesco. Deve lasciare e basta. La nomina del successore di Guido Rossi in federcalcio può diventare una sorta di cartina di tornasole per conoscere lo sviluppo successivo: se si continua sulla stessa linea, magari con l’avanzamento di Vito Gamberale all’incarico più alto, i due vice potranno continuare a lavorare nello stesso solco e persino la posizione di Donadoni, ct sottoposto all’infuriare dei colpi di mortaio della critica, si ritroverebbe al riparo da eventuali bufere mediatiche. Altrimenti ci rimetterebbe pure la nazionale impegnata in un tormentato recupero delle posizioni di prestigio nel girone di qualificazione europeo.
«Quello di presidente di Telecom è un lavoro adattissimo al professor Rossi, grande professionista del ramo. A questo punto noi del calcio potremmo eleggere un nuovo presidente come vado dicendo io da tempo» è la dichiarazione di Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, ex vice in Lega ai tempi di Galliani. Come si capisce al volo, ponti d’oro al «nemico» che lascia e un avviso ai naviganti. Dello stesso tenore sono probabilmente i sentimenti di Antonio Matarrese, rientrato in auto ieri sera da Roma a Bari. «Ci siamo liberati di Rossi»: la notizia, a Firenze, nella Firenze dei Della Valle, è diventata una specie di grido di battaglia. Inevitabile, verrebbe da chiosare dopo le roventi polemiche legate alle sentenze di moggiopoli. In tarda serata, l’ufficio stampa della federcalcio era ancora in attesa di una nota con le dimissioni firmata da Guido Rossi.