Rossi come Agostini ma di testa e coraggio

Un anno fa era dato sul viale del tramonto, un po’ bollito, un po’ depresso e molto in declino per via dei pochi successi e delle troppe umiliazioni. Un anno fa, proprio a Misano, Valentino ruppe persino il motore come se anche i pistoni andassero all’unisono con il suo morale.
Un anno dopo a Misano è tutta un’altra storia, una storia che sa di fiaba, di record, di Agostini il mito raggiunto e presto superato, una storia che sa anche di resurrezione ma che con troppa facilità rischia di essere archiviata sotto l’ingrata voce “c’era da aspettarselo”. Non è così, nulla di più sbagliato. Perché c’era da sperarlo, ma nessuno era certo che Vale Rossi sarebbe tornato più forte di Vale Rossi. Quel che il Dottore delle corse ha invece fatto e sta facendo alla soglia dei trent’anni è qualcosa che trascende l’aspetto sportivo.
Con la franchezza che lo contraddistingue, Rossi racconta oggi che «per battere Stoner e questa Ducati serviva il miglior Valentino di sempre». Non sono le parole un po’ sbruffone di un ragazzo nato e cresciuto in bilico tra Marche e Romagna, è invece la sacrosanta verità di un uomo che ha vinto tutto e a cui tutto è cambiato attorno. Perchè le moto quattro tempi che guida non sono quelle con cui era cresciuto, perchè la sofisticata elettronica di questi bolidi perdona a molti rivali carenze di talento togliendo ai talentuosi come lui i vantaggi regalati da madre natura. Perché il pilota Valentino che dall’alto dei suoi 75 punti di vantaggio guarda ora Stoner e il resto del mondo è un uomo che un giorno d’autunno capì che il mondiale sarebbe arrivato solo di testa e di coraggio.
La testa di quest’inverno, quando iniziò a recuperare il rapporto con i tifosi dai quali si era troppo allontanato, «sarà un Valentino vecchia maniera, più alla portata» promise infatti alla vigilia di Natale; la testa dello sportivo che decise di allenarsi tre volte di più «perché gli anni passano e questi sono giovani». E poi il coraggio di Laguna Seca quando pensò «o io o lui» buttandosi giù per il cavatappi dietro e poi davanti a Stoner. Già, testa e coraggio, per stare attaccato agli stinchi del campione del mondo e indurlo a sbagliare. Come ieri, come due gare fa, forse come domani. In attesa che arrivi l’ottavo mondiale. «Se mai lo vincerò» disse un giorno «sarà il più duro della mia vita». Perché vinto di testa e di coraggio contro un motomondo che non è più il suo.