Rossi boccia il piano di Prodi «No a una Telecom pubblica»

Il presidente della società: «Non intendo certo assistere passivamente ad una nuova, seppure larvata, nazionalizzazione dell’impresa»

da Roma

La bocciatura dello schema Rovati (benedetta, ispirata, voluta o meno da Palazzo Chigi), è netta. Sull’identica linea di Tronchetti Provera. In Parlamento Guido Rossi annuncia: «Non intendo certo assistere passivamente a una nuova, seppure larvata, nazionalizzazione dell’impresa». Visto che «ho già ricoperto una volta la carica di presidente Telecom per guidarne la privatizzazione». Insomma, per il nuovo presidente della Telecom accettare (o subire) lo schema Rovati sarebbe una contraddizione della propria storia professionale.
Schema Rovati che presupponeva lo scorporo della rete Telecom, la sua quotazione in Borsa, l’ingresso con una quota del 30% della Cassa depositi e prestiti. Il tutto motivato per abbattere l’indebitamento del gruppo. E proprio sul livello del debito, Rossi lancia un segnale al mercato. Parlare di rischi finanziari per il debito Telecom «è fuori dalla realtà». Il livello del debito «è sostenibile» ed a fine anno scenderà a 38 miliardi di euro, contro i 41 attuali. Per queste ragioni - aggiunge nella Commissione trasporti della Camera - «è sbagliato attribuire la riorganizzazione del gruppo a presunte difficoltà finanziarie».
Proprio la riorganizzazione del gruppo, cioè lo scorporo di Tim da Telecom, dopo la fusione di due anni fa, è il fulcro dello scontro con il governo. Prodi dice: ho visto Tronchetti in due occasioni e non me ne ha mai parlato. Tronchetti, invece, sostiene che il presidente del Consiglio era al corrente del riordino aziendale. Nel verbale del consiglio d’amministrazione del 15 settembre, l’ex presidente di Telecom scrive: ho informato Prodi dell’idea di scorporare Tim e lui mi ha detto, non è compito del governo interferire in scelte di aziende private. Per poi dirsi sconcertato per essere stato tenuto all’oscuro delle operazioni Telecom. E oggi Prodi dirà in Parlamento la «sua» verità.
Guido Rossi evita accuratamente di entrare nella polemica. Ma non perde l’occasione per difendere le scelte di Tronchetti Provera. Compresa quella delle dimissioni. «Ha compiuto - dice Rossi riferendosi alla scelta di Tronchetti - un gesto di responsabilità verso Telecom Italia: ha preferito fare un passo indietro, piuttosto che esporre l’azienda, i suoi dipendenti, i suoi azionisti, a una continua tempesta mediatica che avrebbe rischiato di minare la credibilità del management e indebolito la capacità operativa».
Sempre con un pizzico di polemica nei confronti del governo, Rossi difende la scelta dell’azienda di scorporare Tim (seppure contro il volere dello schema Rovati e dell’indignazione di Prodi). Quella separazione - spiega - serve «per meglio perseguire in autonomia gli obiettivi di sviluppo e d’innovazione tecnologica». In più la nascita (o rinascita) di Tim «non implica una rinuncia dei benefici fin qui acquisiti dall’integrazione fisso-mobile». Ed eventuali cessioni di asset verranno effettuate solo per potenziare i settori di punta.
Se Rossi si mostra rigido nelle posizioni di Tronchetti di confronto con le intromissioni del pubblico, altrettante aperture offre nei confronti dell’Autorità delle comunicazioni. Fino al punto da anticipare in Parlamento che l’azienda si sta muovendo nella direzione richiesta dall’Autorità presieduta da Calabrò. Vale a dire, applicare a Telecom lo stesso schema organizzativo già esistente in British Telecom. Vale a dire, societarizzare la rete di accesso Telecom (cioè le infrastrutture), così da garantire la massima trasparenza contabile.
«Nella definizione dei contorni di questa nuova società - spiega Rossi - così come nel recepimento della altre indicazioni che l’Autorità ci vorrà dare, il nostro atteggiamento sarà improntato al massimo spirito di collaborazione con il regolatore».
Anche in questo caso, come nel blocco a ogni tentativo di nazionalizzazione, Rossi torna alle origini: in una delle sue precedenti vite è stato anche presidente della Consob.