Rossi, che umiltà: «Il mio scudetto è lo stadio pieno»

Servirà dimenticare il secondo posto in classifica prima di affrontare oggi la trasferta piemontese. Contro il Torino degli ex Bianchi e Sereni e del ritrovato Rosina, i biancocelesti hanno il dovere di scegliere stavolta il low-profile e dimenticare nell’Olimpico torinese lo show di mercoledì nell’Olimpico romano. Dimenticare, soprattutto, le parole di Zarate e del gestore Lotito, che vagheggiano addirittura lo scudetto a breve termine. Uno, il primo, è giovane («So’ ragazzi!», ha commentato nel corso della sua Francesco Scarcelli, ideatore di La Lazio siamo noi su Radio Incontro e autore dell’inno «Non mollare mai»); l’altro (dicono) fortunato, ma è comunque meglio non ascoltare le sirene del Tricolore.
Meglio approfondire le dichiarazioni del pre-partita di Delio Rossi, che in conferenza stampa è stato chiaro: «Non c’è differenza tra giocare in casa e in trasferta. Una squadra se ha carattere lo deve dimostrare sempre e ovunque». Ovvia come risposta, utile a raddrizzare la mentalità di chi nella Milano rossonera ha perso la bussola contro una squadra che, fino ad allora, era apparsa in crisi. «Abbiamo riportato la Lazio dove merita di stare», ha poi dichiarato il tecnico di Rimini, che poi ha aggiunto: «So che non ci sono le forze economiche di altre realtà per poter puntare così in alto». Poi, sul traguardo finale: «Il nostro scudetto, visto che non lo vinceremo, è vedere lo stadio pieno».
Insomma, a Formello si cerca di vivere alla giornata, consapevoli del fatto che la concorrenza è agguerritissima. Strano ma vero (per un tecnico) stavolta il signor Rossi ha però focalizzato le attenzioni su due elementi della rosa, Mauri e Foggia: «Mauri a centrocampo è importantissimo, avevo bisogno di gente con certe caratteristiche di qualità e quantità e lui le soddisfa ampiamente». E su Foggia: «È uno dei giocatori che ho voluto io. Il suo problema è che non si può avere il posto assicurato, fortunatamente lui ora l’ha capito». Posti certi o meno, oggi schiererà i suoi con l’ormai consueto «albero di Natale»: Carrizo fra i pali e quattro difensori in linea (Radu, Cribari, Siviglia e Lichtsteiner); Mauri, Ledesma e Brocchi nel tridente di centrocampo, Pandev e Foggia a supportare la bocca da fuoco Zarate, quattro gol in altrettante uscite.
Da sottolineare la sfida degli ex, Bianchi e Sereni, quest’ultimo accantonato a suo tempo per incomprensioni col deus ex machina societario. «Bianchi è un giocatore che rincontro volentieri», ha spiegato il trainer biancoceleste, che poi ha aggiunto: «Capisco la voglia di rivalsa, sua e di Matteo. Capita anche ai miei quando incontrano qualche altra squadra. Ecco, noi abbiamo fatto scelte diverse, poi bisognerà vedere se sono giuste». Le ostilità sono affidate al veneto Gabriele Gava, classe 1974, alla direzione numero 30 in serie A. Ha fischiato due volte i granata (un ko e un successo) e in tre occasioni i laziali: una vittoria e due segni X. La cabala è dalla parte della banda-Rossi. Ora aspettiamo il carattere della squadra.