Rossi alla Consob: Tim non è in vendita

Il numero uno spiega che l’azienda ha deciso solo la separazione societaria: «Indebitamento sostenibile, nessuna cessione, né mandati agli advisor»

Paolo Giovanelli

da Milano

Punto e a capo. Almeno nelle intenzioni. Dopo due settimane di bufera il vertice Telecom ha spiegato ieri alla Consob al gran completo la situazione vista dal gruppo milanese: Tim non è in vendita, anche se si va alla separazione societaria come deciso dal consiglio di amministrazione dell’11 settembre, e i conti, indebitamento compreso, sono sostenibili grazie alla liquidità generata dall’attività del gruppo.
Mentre su Roma si abbatteva una pioggia «monsonica», l’incontro, chiesto dalla Commissione, è avvenuto nella sede Consob con il vertice al gran completo: tutti i componenti, Lamberto Cardìa in testa, più i capi struttura da una parte del tavolo; dall’altra il presidente di Telecom Italia, Guido Rossi, il vicepresidente Carlo Buora, l’amministratore delegato Riccardo Ruggiero e il «general counsel» Francesco Chiappetta. In tutto una dozzina di persone faccia a faccia per poco più di due ore in un clima che fonti vicine alla vicenda si sono affrettate a definire «collaborativo».
Un comunicato della Telecom spiegava ieri che il cambio di strategia annunciato l’11 settembre non significa la decisione di cedere Tim: «Allo stato non è prevista alcuna modifica del perimetro di attività di Telecom Italia e, pertanto, non è stato conferito alcun mandato ad advisor finanziari, o in genere a consulenti, per la cessione di asset». Il vertice della società ha «sottolineato che la riorganizzazione delle attività fisse e mobili decisa dal consiglio di amministrazione trova ragione nella necessità di intervenire tempestivamente, alla luce dell’attuale contesto competitivo e dell’evoluzione degli scenari tecnologici, con una soluzione che garantisca piena trasparenza nei servizi di rete e nel fisso-mobile, consentendo di cogliere al meglio le opportunità di sviluppo nella convergenza tlc-media». In altri termini, anche dopo il «no» di Murdoch la Telecom non rinuncia ai suoi progetti di inserire contenuti nella telefonia.
Se non altro un punto chiaro, anche se va detto che Rossi nei giorni scorsi aveva già detto che Tim non era in vendita. «Allo stato», cioè per il momento, resta in casa. E ci resta perché «la situazione economico finanziaria del gruppo non presenta scostamenti rispetto a quanto comunicato al mercato». Rossi ha anche dato alla Consob «ampia assicurazione sullo stato di salute economico-finanziario». In particolare - dice la nota di Telecom - è stata sottolineata «la piena sostenibilità dell’indebitamento del gruppo, alla luce della generazione di cassa delle attività caratteristiche», cioè della telefonia fissa e mobile. «Allo stato» la strategia non cambia, anche se l’indebitamento prima o poi dovrà essere ridotto.
Infine un gesto di buona volontà indirizzato alla Consob, che evidentemente deve aver manifestato un certo malumore per essere arrivata a un chiarimento solo dopo 15 giorni di bagarre e su sua richiesta: «I vertici della società hanno assicurato l’impegno a fornire la più ampia informazione alla Consob e al mercato di ogni sviluppo rilevante del processo di riorganizzazione» che «sarà verificato costantemente con l’Autorità di settore in uno spirito di piena collaborazione».