Rossi e Biaggi: «Eccovi un duello fra veri giganti»

Poker d’italiani: per Valentino quarto trionfo al Mugello e in campionato: «Che battaglia con Max». Il romano, alludendo a Gibernau: «Queste sono le sfide vere, Senna contro Prost, non Senna contro De Cesaris...»

Giovanni Zamagni

da Scarperia (Mugello)

Grazie. Da qualunque parte la si guardi, per qualsiasi pilota si faccia il tifo, bisogna solo alzarsi in piedi e applaudire Valentino Rossi, Max Biaggi, Loris Capirossi e Marco Melandri, finiti nell'ordine al traguardo di un Gp d'Italia che entrerà nella leggenda del motociclismo. I libri dicono che era da Monza del 1968 che quattro italiani (allora furono addirittura cinque e tutti su moto tricolori) non conquistavano i primi quattro posti della classe regina: è il suggello storico su una impresa memorabile.
Già l'entrata in pista è stata da brividi: oltre 88.000 appassionati, che hanno gremito in ogni centimetro le colline attorno all'autodromo, sventolando bandiere, applaudendo, fischiando (purtroppo gli stupidi non sono esclusiva del calcio), e incitando moto e piloti, per «un qualcosa di veramente indimenticabile», come ha sottolineato Rossi. Poi la gara, con Valentino che tenta la fuga, ma viene subito ripreso prima da Melandri, autore del più bel sorpasso della giornata, poi da Biaggi, tenace come mai quest'anno, con Capirossi che si riaggancia al gruppo, mentre Gibernau è già sotto la doccia dopo solo sei giri. «Per me il campionato è finito», commenta amaro, mentre in pista succede l'inferno fino all'ultima curva, in un tripudio di bandiere tricolori. Alla fine, a vincere è sempre lo stesso, ma mai come questa volta gli sconfitti meritano onore come il trionfatore.
«È stato il miglior modo possibile per celebrare il Gp d'Italia e la marea di gente arrivata fin qui - commenta Rossi con il "tocco" del laureato in testa -. I piloti italiani hanno sfruttato al 100% il fattore campo, con tanta pressione durante le prove, ma anche grande concentrazione in gara. È stato uno spettacolo fantastico per tutti ed è addirittura emozionante guidare davanti a un pubblico così». Poi, l'analisi della gara. «All'inizio ho provato ad andare via, ma ho capito subito che non sarebbe stato possibile. È così arrivato Melandri, ma non era velocissimo, e poi si è fatto sotto Biaggi e con lui è stata una grande battaglia. Ci siamo passati e ripassati, ma a tre giri dalla fine ho provato ad attaccare, ho preso un piccolo vantaggio e ho vinto senza commettere errori. È questa la M1 che ci aspettavamo fin dall'inizio, la moto che abbiamo sviluppato assieme agli ingegneri della Yamaha. Adesso è agile, veloce in curva, stabile: per me è un ulteriore soddisfazione». Manca solo la frecciata finale. «Stanotte vado in discoteca a festeggiare. Sabato sono andato a letto alle 5, chissà cosa avrei potuto fare se fossi andato a dormire alle 22... » è la risposta del fenomeno all'ironico invito che Biaggi aveva fatto a Rossi venerdì dopo le prove.
Un botta e risposta a distanza che dà ancora più sapore a un Gp combattutissimo, ma molto corretto, con Max che non ha mancato di fare i complimenti al rivale. «Rossi ha fatto veramente un buon lavoro - ammette con grande sportività -. Finalmente sono tornato ai livelli dello scorso anno, quando lottavo costantemente per il successo. La squadra funziona alla grande e assieme abbiamo il potenziale per vincere. Ho conquistato parecchi mondiali (4, ndr) e so quale direzione bisogna prendere per essere competitivi, basta che mi ascoltino di più. Fino a oggi era mancata una sfida così ravvicinata tra me e Rossi e credo che tutti ne guadagnino da un simile duello. Un conto è Senna contro Prost, un altro Senna contro De Cesaris, senza nulla togliere al mio amico Andrea (traduzione: Biaggi non ritiene Gibernau all'altezza, ndr). La gente vuole la sfida tra giganti». Ben tornato, Max.