Rossi e Briatore si scambiano veleni mondiali

Mister Renault: «Resti pure all’asilo a giocare con i suoi giocattoli». Valentino: «All’asilo mi divertivo. Parla così perchè mi voleva lui...»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Sepang

Il foglio è già sul tavolo. Trattasi di fotocopia. Ci sono stampate nero su bianco le frasi di Flavio Briatore che dal Brasile fa sapere di non aver gradito i giudizi di Rossi sulla F1 preoccupata dal suo possibile arrivo. Valentino entra nell’ufficio-container Yamaha, si siede e vorrebbe parlare di moto, di vigilia, del primo assaggio di pista (4° tempo dietro Capirossi, davanti a tutti il nemico Gibernau). Vorrebbe, ma non può. Il plotone d’esecuzione mediatico è pronto, lui prova a impennare via e non ci riesce. Si fa scuro e aggiunge: «A questo punto mi sembra evidente che io e lui non potremo mai andare d’accordo... ma che altro vuole questo Briatore?».
Sembra quasi che la F1 abbia bisogno di appoggiarsi a Valentino per far parlare di sé. È successo a Monza quando Ross Brawn annunciò i test mensili del Fenomeno con la Ferrari («neppure mi hanno avvisato prima di dire una simile cosa», si scocciò non poco il Dottore a Motegi, la settimana scorsa); e succede adesso per bocca del numero uno della Renault F1: «Non l’ho mai criticato – fa sapere Briatore da San Paolo, riferendosi allo scetticismo che va manifestando da diversi mesi sull’ingresso di Rossi in F1 -. Ho solo detto che il test doveva essere serio. Se poi Valentino si crede un super fenomeno, allora continui a vincere in moto dove non ha avversari. È come i bambini dell’asilo, che passano il tempo con i giocattoli. Lasciamo, dunque, che si diverta, e poi, quando deciderà di crescere, venga tra i grandi e dimostri che cos’è in grado di fare». Sottinteso, noi grandi, noi F1.
Risposta stanca: «Ancora Briatore? E basta... Gli faccio i complimenti per Alonso, è stato il più bravo quest’anno, si merita di vincere... Però stop: ora ho cose ben più importanti e serie di cui occuparmi anziché pensare a Briatore. Ho un mondiale da vincere. Mi dà del bimbo dell’asilo? Lascio a voi, alla gente a casa farsi un’opinione riguardo alle sue esternazioni... anche perché io, ancor oggi, ho un bellissimo ricordo dell’asilo. Mi sono sempre divertito tantissimo».
Il grande freddo tra il geometra di Cuneo e il ragazzo di Tavullia non è calato ieri e neppure l’altro ieri. Anno 2004, marzo, Gran premio di Melbourne. Valentino per la prima e ultima volta è ospite in F1. Ci arriva di nascosto, scortato dall’amico di sempre, Uccio. A seguirli, come un papà, il team manager della Yamaha, Davide Brivio. Si assiste a un ribaltone unico nella storia del Circus di Ecclestone: l’ospite viene accolto sulla griglia di partenza come un re; il vero personaggio è lui, non i venti piloti schierati, kaiser Schumi compreso. Lo chiamano tutti, lo vogliono tutti. Pochi minuti prima il campione tedesco gli aveva regalato un casco autografato e mostrato i segreti del magico volante della Ferrari.
Davanti a lui, adesso in griglia c’è Briatore. Incrocio di sguardi, incrocio di sorrisi, come si conoscessero da una vita. Il boss Renault lo porta a sé e gli dice: «Valentino, ho sentito questo discorso della F1... basta che mi telefoni e quando vuoi provare si organizza un test, serio, però. Dico, non quelli sponsorizzati o altro; vieni da noi, allestiamo una sessione su un circuito, il primo giorno studi la macchina, gli strumenti, poi provi, poi dormi lì, quindi ancora test, telemetria, insomma, una cosa fatta per bene, almeno tre, cinque giorni».
Questo, più o meno, il discorso. Ciao, ciao il frettoloso saluto del Fenomeno a due ruote. Due passi e Briatore già dimenticato. Valentino ha in testa la Yamaha da riportare al titolo e la Ferrari, ma non come molti credono perché è la Rossa più amata del mondo. Semplicemente, perché ha scoperto di avere molti fan dentro quel team. «Tifo io per loro, so che tifano loro per me, ci sentiamo sempre per telefono alla vigilia delle nostre gare», confida.
Il sole su Sepang comincia a calare presto. Fa sempre così. Valentino è nel retro del suo ufficio-container, mangia un gelato e borbotta su Briatore: «Sono stanco che continui a tirarmi in ballo, ma so perché fa così...». Per caso Melbourne 2004? «Per caso sì».