Rossi fa 68 e raggiunge Agostini: "Mi ha dato la sua benedizione"

A Misano Vale pressa Stoner che cade. Ora è a più 75 punti. E Maradona gli bacia la mano. Eguagliato il numero di vittorie nella classe regina. Il grande Giacomo: "Spero mi lasci gli altri record"

Misano - Adesso perfino Giacomo Agostini comincia a tremare. «Mi rimane il primato delle vittorie (122) e dei titoli mondiali (15): bisogna accontentarsi. Certo che se va avanti così, c'è da preoccuparsi, anche perché Vale ha solo 29 anni», dice Ago con il sorriso sulle labbra, per la verità un po' forzato. Valentino Rossi l'ha appena raggiunto a quota 68 successi nella classe regina, uno dei tanti record, apparentemente inattaccabili, del più grande motociclista della storia. Ma Rossi è altrettanto speciale e lo ha capito anche Agostini, costretto, suo malgrado, a fare buon viso a cattivo gioco. «Credo che per Valentino eguagliare un mio primato sia una cosa speciale e posso capire quello che prova in questo momento. Siamo tutti egoisti e vorremmo sempre essere i più bravi e per questo mi dispiacerebbe se mi portasse via anche gli altri primati. Ma ormai mi ero rassegnato al fatto che mi avrebbe raggiunto a 68 successi in MotoGP e che, presto, mi supererà. Per questo prima della partenza sono andato da lui e gli ho detto che avrebbe potuto vincere, che non me la sarei presa più di tanto».

Ricevuta la benedizione del mito, importante anche per motivi scaramantici, orgoglioso per l'abbraccio ricevuto da Diego Maradona sullo schieramento di partenza («Mi ha baciato le mani, io avrei voluto baciargli i piedi», ha poi scherzato), Rossi è scattato al via determinato a non far scappare Casey Stoner, apparso nelle prove un'altra volta imbattibile. E, in effetti, alla fine del primo giro, Rossi era già staccato di 2 secondi, diventati tre alla fine del secondo passaggio. Ma come era già accaduto a Brno, Valentino ha iniziato a spingere, a replicare i tempi da primato di Stoner, che ha finito per sbagliare un'altra volta, finendo a terra alla curva del Tramonto nel corso dell'ottavo giro.

«In Repubblica Ceca - racconta il fenomeno della Yamaha - ero sicuro che l'avrei preso, qui, sinceramente, non so se ce l'avrei fatta, anche se avevo un buon passo. Stavamo andando fortissimo e dopo lo strappo iniziale, probabilmente Stoner voleva darmi un altro tirone, ma ha frenato un po' troppo tardi e gli si è chiuso lo sterzo. A certi livelli è facile commettere degli errori e un conto è avere alle spalle Vermeulen (secondo nel 2007 a Misano, ndr), un altro Valentino Rossi con la Yamaha. In ogni caso, rimane un avversario forte, anche se ha fatto due errori in altrettanti Gp».

Tanto forte che Rossi si sta impegnando al massimo dal primo giorno di test invernali. «Sapevo benissimo che quest'anno per battere Stoner ci sarebbe voluto il miglior Valentino di sempre e ho pensato a molti modi per riuscirci. La gara della svolta è stata sicuramente quella di Laguna Seca, perché dopo Barcellona la Ducati aveva fatto un netto passo in avanti, Stoner aveva vinto tre gare di fila e sembrava un ufo. Ma, evidentemente, negli Usa qualcosa si è incrinato nella sua testa».

E così è arrivato il sesto trionfo stagionale, terzo consecutivo, probabilmente decisivo per il mondiale. «L'anno scorso ero già a casa mentre gli altri ancora correvano (aveva rotto il motore dopo tre giri, ndr) ed ero staccato di 85 punti. Oggi ne ho 75 di vantaggio e ho raggiunto Agostini. Ci ho pensato durante la gara: ho avuto il suo appoggio, ultimamente mi sembrava meno dispiaciuto...».

Poi via, nel box, a festeggiare insieme ai suoi uomini e al Pibe de Oro, con l'angolo Yamaha trasformatosi in una sorta di stadio. «Ho visto Maradona, ho visto Maradona» ha cominciato a cantare Rossi, sinceramente commosso di trovarsi di fronte, testuale, «al più grande giocatore del più importante sport del mondo». Uno, sicuramente, che ha lasciato una traccia indelebile nel calcio. Esattamente come sta facendo Valentino Rossi nel motociclismo.