Rossi inizia come tutti: «Mai incontrato Moggi»

Franco Ordine

da Roma

«Non ho mai incontrato Moggi e sono interista». Mica male come prologo. Il nuovo super commissario del calcio italiano si presenta così e pare un perfetto binomio per resistere a ogni sospetto. Nessuna contiguità con Lucianone e una passione, antica, per il club di Massimo Moratti. Guido Rossi, occhiali alla Mario Carotenuto, 75 anni, professore e tante altre esperienze collezionate, dalla presidenza Consob al seggio in Senato, tiene in modo particolare a segnalare le sue grandi referenze, la chiamata di Andreatta prima e quella dell’attuale presidente della Repubblica nelle liste del Pci sotto le insegne della sinistra indipendente per non tacere della telefonata di Ciampi tesa a privatizzare Telecom. «Da sempre mi sono occupato delle regole» ricorda per far galleggiare la sua competenza in una materia che ora viene sottoposta alla prova del fuoco. «Bisogna trasformare comportamenti viziosi in virtuosi» filosofeggia ed è l’esercizio che meglio gli riesce, specie se poi trova nell’uditorio dei cronisti schierati al Foro Italico per la sua prima conferenza-stampa, alcuni colleghi pronti a segnalare la preparazione nei suoi testi accademici, «ho letto sul suo libro», «lei scrive nel suo ultimo libro...». Qui, nel calcio da bonificare e rilanciare, più che discutere dei massimi sistemi però, bisogna trottare, fare andare la macchina subito a mille, perché le scadenze incalzano. «Entro il 27 luglio devo presentare all’Uefa la lista delle squadre che partecipano alle coppe europee: non posso permettermi di non essere pronto» sostiene Guido Rossi con un incoraggiante senso del concreto. «La prima mossa da fare è quella di andare dai magistrati inquirenti e chiedere loro il materiale per istruire i processi sportivi, la seconda di occuparmi della giustizia sportiva, il nodo da sciogliere guardando anche alle regole che vigono in altri Paesi» ammette per dare un senso concreto alla sua agenda per cui intende sacrificare la carriera universitaria ma non certo la parcella, tutta da stabilire, tra sei mesi, a scadenza del mandato.
L’uomo che piace alla gente che piace e all’Unione in particolare, sponsor principale di questa nomina alla faccia dell’autonomia dello sport, si concede qualche americanismo, «la morale non può essere adottata per legge» e segnala il suo perfetto slang, «antitrest» la pronuncia che sentita dalle nostre parti, tra i cronisti nel loggione, autorizza una straordinaria battuta («ma questo arriva da Milano o da Cerignola?») ma poi è capace di andare al sodo e al cuore di tutti i problemi. «Non sono né spaventato né preoccupato, sono giustamente impegnato semmai, sono consapevole anzi che questa mia funzione è particolarmente impegnativa, il calcio è un settore importante del Paese» osserva e qui partono le domande sui mali del calcio e sulle altre sagome da abbattere. C’è un inquisitorio cronista romano che chiede di puntare dritto su Galliani e sul suo presunto conflitto d’interessi, altri sul cartello dei diritti tv o sulle quotazioni in borsa. Da dove comincia la piazzale Loreto del pallone? Guido Rossi ha risposte evasive tranne una dichiarazione di principio. «Il conflitto d’interessi è evidente», «Galliani? Vedremo caso per caso», «Cartello? Dimostrarne l’esistenza è complicato», «Società in borsa? Ci sono state scelte affrettate» il riassunto. L’obiettivo dichiarato è il seguente: «Un calcio più trasparente, meno opaco». Speriamo. «Lo so, rischio di passare per un Et, me lo dissero anche quando mi affidarono il compito della Consob, fu, chiosò un amico, come “moralizzare una casa di tolleranza”, ce la feci invece» sostiene sicuro il professore che su un altro argomento sembra già «cotto» a puntino. Si tratta della Nazionale e del mondiale alle porte. «Con Petrucci vado subito dagli azzurri a portare il mio sostegno: devono sapere che c’è un punto di riferimento e il sostegno convinto al loro lavoro» fa sapere e fissa in agenda un blitz per lunedì 22 maggio, giorno di inizio della preparazione a Coverciano. Scommettiamo che lo vediamo in Germania, tricolore tra le mani?