Rossi è un missile sulla Ferrari: più veloce di Trulli

A Valencia, Valentino gira a 1” da Schumacher. Promosso pure da Villeneuve, che dice: «Perché non molla le moto e non viene subito?»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Valencia

Felpa con il cappuccio, jeans, scarponi da montagna, camicia azzurra, cravatta gialla, barbetta incolta, capello lungo e occhi furbi che cercano il figlio senza farsi vedere. Il viso è quello disteso di sempre. Graziano Rossi ha viaggiato tutta la notte per esserci ieri e dopo aver saputo che Valentino era finito in testacoda al primo giro del primo giorno, ha pigiato ancor più sull’acceleratore. Obiettivo: esserci all’alba, perché «sarà ancora più incacchiato... volevo dire motivato...» dirà. «Quando ho saputo che si era girato mi è subito tornata in mente la corsa di Magione, la sua prima gara in moto, con una Cagiva. Prima curva e giù. Lo riportano al box, lo ripuliscono, lo rimettono in sella, riparte e prima curva di nuovo giù. Ricordo che pensai: “Forse abbiamo sbagliato qualcosa, forse non è il suo mestiere”».
E invece la moto era il mestiere suo ed è mestiere suo la F1. A fine giornata il cronometro dirà infatti 1.12.856, nono tempo; dirà anche che kaiser Schumi ha staccato 1.11.831, terza prestazione dietro ad Alonso (1.11.219) e Button (1.11.327). Il cronometro rivelerà quello che molti speravano e altrettanti temevano: il Cannibale delle auto è stato solo un secondo più veloce del Cannibale delle moto. Ovvero, Valentino è un pilota di F1. Gli sono bastati 52 giri, divisi in nove tentativi, 206 km in tutto, per stare vicino ai grandi del Circus. Sei piloti hanno concluso dietro di lui, fra questi Coulthard, Wurz e Trulli. «Sì, però aveva la F2004 10 cilindri depotenziata», fa notare qualcuno. Ma gli uomini di Rossi replicano che il motore e l’aerodinamica sono stati modificati proprio per rendere la vettura identica alla 248F1. «Perché dobbiamo decidere e il tempo stringe», spiegano. Nessuno lo ammette, ma il concetto è ormai chiaro: vogliamo la F1 ed entro qualche settimana diremo di sì.
Che qualcosa di nuovo e rivoluzionario sia accaduto lo confermano persino i piloti. Quasi avessero fiutato l’aria del cambiamento. Per esempio Jarno Trulli: «Valentino mi è sempre stato simpatico... c’è tanta gente solo attorno a lui? No, non mi dà fastidio, anzi, in fondo è l’unica novità di quest’anno». E Jacques Villeneuve: «Con il tempo fatto è meglio che smetta con le moto e resti con noi».
Babbo Graziano è rimasto l’intera giornata in mezzo al pubblico, prima arrampicato su una ringhiera, poi sul tetto del paddock, quindi in fila su una passerella, «perché mi piace vivere così la passione dei motori». E dire che aveva persino rischiato di perdere il debutto del suo ragazzo. È mezzogiorno, infatti, quando vedendo che il figlio non è ancora sceso in pista, dice: «Così non va bene, anche ieri non andava bene... aspettare tanto è una situazione pessima per lui». Silenzio. «Andiamo a mangiare» sentenzia. In quel momento però un rombo si alza nell’aria, un missile rosso compare all’orizzonte all’uscita dei box. Dietrofront.
«Sai che a guardare bene gli altri non mi sembra che siano così irraggiungibili...», dice. Un’ora dopo: «Sai che mi sbagliavo, quelli si buttano in curva come matti... mi sa che mi ero sbagliato, mi sa che la pista prima era ancora bagnata». Intanto suo figlio abbassa progressivamente i tempi: uno 23 e otto, uno e 22 e sei, uno e 19, uno e 18, uno e 16, uno e 15, uno e 13. «Al Mugello staccava 40 metri prima degli altri – dice -, ora gliene mancano solo 5... ormai è fatta...». Poi, all’improvviso, il gelo: «Nooo, perché si è girato? E sempre in quella curva dell’altro giorno?». A fine giornata saranno tre le uscite, a fine giornata Babbo Graziano scorrendo la lista dei tempi dirà: «Ha ancora otto piloti davanti? Bene, domani ce li mettiamo dietro». Per ora è una battuta. Per ora.