Rossi, neri e mafiosi: il clan dei «riciclati»

Ex terroristi neri, vecchi simpatizzanti Br, affiliati alla mala del Brenta e a quella di Renato Vallanzasca. Un mucchio selvaggio specializzato nel narcotraffico disarticolato dai carabinieri del Ros. Angelo Manfrin, vecchia conoscenza dell'estremismo nero, per gli inquirenti era il capo dell'organizzazione che si muoveva tra Veneto, Calabria e Sudamerica. Come luogotenente aveva Roberto Frigato dai trascorsi ordinovisti. Il resto dell'esercito vedeva arruolati uomini un tempo al servizio di Vallanzasca, come il suo ex braccio destro Antonio Colia. Oppure fedelissimi di felice Maniero, il capomafia (pentito) del Brenta, come Fiorenzo Trincanato, noto sia per aver occultato trent'anni fa un arsenale dei Nar sia per aver fatto parte del commando che liberò Maniero dal carcere Due Palazzi di Padova. Tra gli indagati spunta anche un poliziotto e un personaggio che i carabinieri collocano nella galassia brigatista della prima ora: Torrini. Ecco i passaggi salienti dell'ordinanza che ha portato in carcere 20 persone. Seguendo le indagini dei carabinieri, l'organizzazione movimentava ingenti quantitativi di droga nel Nord Italia con modelli organizzativi tipici dei gruppi eversivi: una valida procedura per sfuggire ai controlli dei carabinieri, mettendo in atto quelle che nell'ordinanza vengono definite: «dinamiche di copertura».
Manfrin aveva il compito di reperire e porre a disposizione degli associati appartamenti e locali per il gruppo che venivano cripticamente indicati nel contesto di conversazioni telefoniche con il termine «ufficio», come si evince dalle intercettazioni: «Dimmi… dove vengo? Dove devo venire? All’ufficio! Vieni tu?». Difficile per gli inquirenti intercettare le conversazioni telefoniche, in quanto la banda utilizza «solo cabine pubbliche, avvalendosi di schede telefoniche prepagate». I complici, spiega il gip, «utilizzavano utenze telefoniche dedicate, ossia adoperate solo per corrispondere con le utenze pubbliche».
Il glossario utilizzato per fissare appuntamenti senza dare nell’occhio non è dei più sofisticati: «Nel rendere edotti gli interlocutori dei tempi di appuntamento - continua il gip - Manfrin è solito falsare l'indicazione aggiungendo un giorno e un'ora rispetto a quella convenuta. Così un appuntamento per “domani alle ore 17” deve intendersi per “oggi alle ore 16”». Due degli arrestati così parlano in codice: Lissandrini: «Ascolta, ti chiamo e ti dico solo l'ora, ci troviamo lì al bar. Morbioli: “Sempre un’ora dopo?”. Lissandrini : «Sì! Sempre un'ora dopo!». Riferimenti criptati anche per definire i luoghi dove incontrarsi: «Ferrarini» è la Stazione di Ferrara, «Antonio Padovani» è la Stazione di Padova, eccetera.
Nell'ordinanza viene anche sottolineata «la ricca disponibilità di tecnologie e competenze in grado di rilevare traccia di intercettazioni in atto. Roberto Frigato - sottolinea il gip - incarica il subalterno Bertucci di avvalersi di tecnologie idonee a rilevare la traccia di dispositivi di intercettazione operanti e attivi sull’autovettura. Non reputando sufficiente tale controllo viene dato incarico a personale specializzato per nuove «bonifiche» sulle auto. Di fatto a un certo momento, gli apparati d’intercettazione di conversazione tra presenti vengono completamente neutralizzati.
(ha collaborato

Nadia Muratore)