Rossi para i mali del Milan «Dida non è il colpevole»

Paolo Brusorio

nostro inviato a Cesena

«Il ruolo del portiere va oltre la linea di porta. Il portiere è il comandante. Poi, certo, deve anche parare».
Sebastiano Rossi, 42 anni a luglio, cinque scudetti con il Milan, poi una coppa dei Campioni e una Intercontinentale, il record di minuti di imbattibilità, 929 minuti di verginità. Era il Milan di Capello, davanti a Seba c’erano Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini. Il resto lo facevano le sue mani. Via dal Milan dopo 13 anni, un morso a Perugia. E poi basta. Vive nella sua Cesena, una casa con la torretta in pieno centro, un bar sulla piazza, un ristorante a Milano in società con Costacurta, va a caccia di anatre a Comacchio e quando vuole cambiare prede emigra in Romania, delta del Danubio, selvaggina e volatili. Un patentino di terza categoria («voglio iscrivermi al corso di seconda, ma non ho fretta»), guarda le cose da lontano. Come se si giocasse sempre nell’altra area di rigore. Però.
«Però non passa giorno che io non pensi al calcio. Ora devo ripartire da zero. Scudetti, coppe e record sono ricordi, in casa non ho nemmeno una foto di quando giocavo».
Possibile, nemmeno un po’ di nostalgia per il campo?
«Vorrei esserci solo per vedere da vicino se Billy e Paolo sono ancora così forti come ai miei tempi».
A guardare come va il Milan non sembra. È crisi nera.
«Successe anche a noi alla fine del ciclo con Capello. L’importante è non perdere la calma, il Milan ha la forza per ripartire da queste difficoltà».
Anche Dida ce l’ha?
«Non è Dida a vivere un momento particolare, ma tutta la squadra. E il segreto per uscirne è proprio non cercare un solo colpevole».
Che ricordo ha di Dida?
«È uno che sapeva stare al suo posto. Che ascoltava in silenzio. E che mi sfidava sui calci di rinvio».
Un consiglio per uscire dalla crisi?
«Non ne ho, io ero Seba. Lui è diverso».
Eppure fino a sei mesi fa sembrava un fenomeno...
«I fenomeni non esistono».
Ma come: e Buffon?
«È un buon portiere».
In porta va di moda lo straniero: che cosa ne pensa?
«L’unico vero grande portiere arrivato dall’estero è stato Taffarel, in giro non vedo fuoriclasse. È una tendenza che non mi fa piacere, io la bandiera italiana ce l’ho nel cuore. Il problema è la scuola: che fine hanno fatto i preparatori che facevano la differenza?».
Al Milan aveva Roberto Negrisolo. È vero che dopo l’esperienza di Perugia lo ingaggiò per degli allenamenti «privati»?
«Sì, glielo chiesi io. Con lui avevo vinto più di tutti e mi sono sempre trovato alla perfezione. Venne a Cesenatico quindici giorni, volevo imparare i suoi segreti».
Per caso aspetta una chiamata dal Milan?
«Mi avevano cercato per allenare i portieri, ci ho pensato ma poi sono stato sincero con loro: avevo bisogno di staccare, non me la sentivo di tornare subito in quell’ambiente».
Ancelotti, Gullit, Van Basten, Rijkaard, Tassotti, Donadoni sono finiti tutti in panchina. Chi l’ha sorpresa di più?
«Donadoni. Sta facendo le esperienze giuste. Non mi aspettavo proprio che volesse fare l’allenatore».
E intanto Capello è ancora lì davanti a tutti.
«Gli devo tutto. Mi ha insegnato a guardarmi intorno e ad allenarmi. Credo a Cassano quando dice che per lui è stato come un padre. La sua forza? Quella di avere sempre ragione come provano le vittorie. Ho sempre sostenuto Capello, anche davanti a Berlusconi quando ci lasciò per il Real».
Che cosa disse al presidente?
«Che non bisognava farlo andare via. Ma lui non seppe rispondermi».
Proviamo a raccontare un fuori programma di Capello?
«Baia di Sydney, uscita a pesca durante una tournée post campionato in Australia. Capello comincia a fare bere birra a Pincolini, il nostro preparatore. “Bevi, Pinco, bevi”, gli diceva. Finirono stesi tutti e due, uno per la birra, l’altro per il mare grosso. E io continuavo a pescare».
Lei non si lasciò benissimo col Milan: ha qualche rammarico?
«Con la società non c’è nessun problema. Ho ancora molti amici. E poi quando ci sarà un altro portiere che vince quello che ho vinto io...».
Qual è il futuro di Sebastiano Rossi?
«Tra dieci anni mi vedo skipper alla Coppa America. Proprio come Russel Coutts».
Già scelto l’equipaggio?
«In barca ci vogliono uomini veri, così prendo il Milan del mio primo scudetto. E come sponsor, Berlusconi».